MASTER
March 26, 2008 by Francesco Vallone · Leave a Comment
“LA TATTICA INDIVIDUALE” La presa di posizione
March 14, 2008 by Maurizio Pinti · Leave a Comment
I principi di tattica individuale nella fase di non possesso palla, comprendono “la presa di posizione”, abilità che permette di ostacolare o rallentare l’azione avversaria, piazzandosi opportunamente in relazione alla posizione della porta, dell’avversario e della palla.
L’obiettivo principale di ogni azione difensiva è quella di ridurre spazio e tempo agli avversari, al fine di evitare o ritardare il loro avanzamento con l’obiettivo di cercare la riconquista della palla; il tutto dipende da una ottimale presa di posizione di più giocatori. Per recuperare il pallone è necessario prendere posizione davanti al portatore di palla, mentre i compagni più vicini controllano gli appoggi; da qui l’importanza, che tutti i giocatori siano impegnati in fase difensiva con spirito di sacrificio.
In virtù di questo, possiamo affermare che l’azione della presa di posizione, è composta da più elementi fondamentali:
- Il marcamento: E’ direttamente collegato alla presa di posizione.
Saper marcare un avversario significa avere la massima attenzione sui movimenti, mantenendo nei suoi confronti una distanza tale da impedire e limitare la sua azione tramite un contrasto o un anticipo. Il marcamento si può definire quindi come un’azione del giocatore mirata a neutralizzare i movimenti e le azioni offensive dell’avversario. Questa componente tattica nel calcio è molto importante perché, un errore in fase difensiva può generare un vantaggio fatale alla compagine avversaria, mentre un buon marcamento può generare vantaggi tattici (ripartente in contropiede).
E’ possibile secondo il modulo tattico adottato, eseguire più modi di marcamento:
Marcamento ad uomo: E’ l’azione di seguire un avversario determinato con la finalità di evitare che passi la palla o la ricevi e gli aspetti da tenere conto sono:
- vedere dove è la palla
- la posizione del nostro avversario
- la porta
- la posizione dei compagni
- la posizione degli avversari
- la distanza di marcamento:
- secondo la zona di campo dove si realizza il marcamento
- secondo la velocità che possiede l’avversario
- secondo la distanza dalla palla
- secondo la posizione e l’orientamento dell’avversario
- secondo la situazione che si viene a creare
- in movimento (in appoggio, in profondità)
- da fermo
Marcamento a zona: E’ l’azione di evitare il gioco con la palla dell’avversario in uno spazio prestabilito e determinato nel terreno di gioco.
Considerazioni:
- deve esistere grande copertura in relazione alla palla
- il giocatore deve preoccuparsi dei giocatori che si trovano dentro quella zona
Gli aspetti da tenere conto sono:
- realizzare la copertura al compagno in relazione della palla
- vigilare sull’avversario che si trova nella nostra zona
- la situazione dell’avversario in relazione alla zona di tiro.
Marcamento misto: E’ la realizzazione di un marcamento che inizia a zona, nella nostra zona, e continua ad uomo verso il primo avversario che entra nella nostra zona.
E’ importante definire il giocatore da marcare che entra nella nostra zona, poi una volta definito il giocatore lo si marca fino alla fine dell’azione
- L’intercettamento e/o anticipo: E’ la diretta conseguenza dell’azione della presa di posizione e di marcamento.
Abilità tecnica individuale, si riferisce alla traiettoria della palla per la sua riconquista, in cui il difensore interrompe la linea di un passaggio avversario. Per una buona riuscitad di un’azione di intercettamento è necessario intuire l’intenzione dell’avversario, come, deve e quando ricevere la palla, per anticipare l’azione, muovendosi prima che questi abbia toccato la palla. Tutto questo è subordinato alla capacità di percepire ed analizzare la situazione di gioco, ovvero raccogliere le informazioni:
- L’orientamento e l’atteggiamento posturale del portatore di palla
- La posizione del pallone
- La dislocazione degli avversari e dei compagni
La differenza tra intercettamento e anticipo consiste nel fatto che l’intercettamento è definito come un’azione individuale che tende ad interrompere un’azione offensiva dell’avversario andando ad agire direttamente sulla traiettoria del pallone e non presuppone la vicinanza dell’avversario. L’anticipo si basa invece sul movimento anticipato del difensore sul diretto attaccante, andando così a riconquistare la palla o ad interrompere l’azione avversaria.
- Il contrasto: E’ l’azione attraverso la quale si riconquista la palla. Gli elementi che lo caratterizzano sono:
- la scelta di tempo, che deve essere corretta
- la determinazione - l’equilibrio del corpo nell’esecuzione del gesto tecnico
- la velocità d’esecuzione
Esistono due tipi di contrasto: diretto e indiretto. Il primo è quello sopra descritto, dove si registra contatto con l’avversario, il secondo è riferito al movimento attraverso il quale si riesce a mettere in zona d’ombra l’attaccante, impedendogli di ricevere un passaggio diretto da parte del portatore di palla.
- La difesa della porta: E’ il principio secondo il quale, in occasione di conclusione verso la nostra porta, bisogna interporre il nostro corpo tra la palla e la porta in modo da dissuadere l’attaccante dalla conclusione( in quanto “non vede” la porta) o altresì in moda da respingere con il corpo la conclusione stessa. Tutti i giocatori (e non solo il portiere) sono chiamati in fase di non possesso palla e in misura variabile a seconda dei compiti loro assegnati dall’allenatore, ad assolvere a questo compito.
Tutte queste considerazioni, devono essere gradadamente introdotte nella programmazione del settore giovanile e, salendo di età, il lavoro tattico assumerà un’importanza sempre maggiore.
Si inizia con la tattica individuale, per poi passare a quella collettiva, fino ad arrivare all’insegnamento dei vari moduli di gioco.
MASTER IN TATTICA E STRATEGIA CALCISTICA
March 13, 2008 by Francesco Vallone · Leave a Comment
La Libertas Roma, ente di promozione sportiva, organizza 2 incontri a Roma, c/o il Centro Sportivo dell’Acquacetosa dedicati al tema ‘PER UNA DIDATTICA DEI MOVIMENTI SENZA PALLA NELLE 2 FASI DI GIOCO’Approfondimenti con il docente del Il Nuovo Calcio MASSIMO DE PAOLI
Tecnico F.C. Internazionale
5 E 12 MAGGIO 2008 Il costo dell’iniziativa, per i due incontri, è di 70,00 €
Categoria Pulcini: dal “modulo sciame d’api” alle posizioni in campo
March 12, 2008 by Lorenzo Geluardi · Leave a Comment
Quando si ha a che fare con le prime categorie della Scuola Calcio, risulta evidente a tutti, anche all’occhio dei principianti, quello che io definisco il modulo “sciame d’api”. Questo consiste nell’accentrarsi tutti (portieri esclusi) nella zona della palla, dove si viene a creare una mischia furibonda in cui l’unica soluzione per raggiungere la rete rimane quella di avanzare palla al piede, senza naturalmente cederla a nessuno, puntando la porta avversaria. Tutti gli altri a loro volta proveranno a conquistarsela con iniziative personali, senza un logico movimento ed ecco che si viene a creare “il mischione”. Questa caratteristica si riscontra anche nel primo anno dei Pulcini. Dobbiamo premettere che tipico dei bambini di quest’età è l’egocentrismo, quindi il tenere palla e segnare un gol è la spinta ad essere protagonisti (tant’è vero che nove allievi su dieci vorrebbero giocare in attacco…). Ovviamente, bambini alle prime sperimentazioni, non possono essere a conoscenza dei principi tattici individuali (tab.1) e collettivi (tab. 2) di seguito illustrati.
Riporto una serie di errori grossolani che si compiono abitualmente:
- il possessore di palla guida la palla verso il difensore e non verso lo spazio libero;
- i compagni del possessore di palla si avvicinano alla sfera e non verso lo spazio, agevolando così l’azione del difensore;
- di conseguenza si compie l’entrata precipitosa del difensore verso il possessore di palla invece di mantenere una certa distanza;
- mancanza di profondità degli attaccanti;
- solitamente viene tutto a discapito della mancanza di ampiezza degli eventuali passaggi.
Dobbiamo far capire anzitutto che il calcio, vive di due principi fondamentali:
1) è uno sport di squadra
2) è soggetto a delle regole e ad una determinata organizzazione di gioco.
Per quanto concerne il primo principio bisogna “combattere positivamente” l’egocentrismo di ogni bambino ed insegnare ai propri allievi che ognuno è parte integrante di una “squadra”: per questo motivo la palla va passata ai propri compagni (senza tralasciare l’allenare la fondamentale proprietà dell’uno contro uno, per carità…) anche perchè all’ennesimo dribbling comunque ci sarà tolta e la tua azione risulterà inefficiente. In merito al secondo principio bisogna trasferire nei propri allievi concetti basilari: non bisogna correre tutti dietro la palla ma è più opportuno occupare lo spazio in un certo modo individuando la propria zona di competenza, le posizioni da tenere ed i movimenti in campo. Naturalmente al fine di ottenere una buona conoscenza dei concetti procederemo con gradualità nelle esercitazioni facendo in modo che i nostri allievi possano prima costruire e poi aumentare la propria autostima. Ma come possiamo insegnare tutto questo? Intanto possiamo proporre un classico due contro uno in un’area di 15×20 metri (fig.1), facendo capire così l’importanza di avvalersi di un compagno per superare l’avversario diretto, rispetto all’uno contro uno, magari utilizzando un dai e vai, un dai e taglia o una sovrapposizione diretta. Per insegnare questo all’allievo ‘ innamorato del pallone’, per esempio possiamo far disputare due mini-partite alla fine della seduta di allenamento con la condizione di giocare la palla con al massimo tre tocchi oppure con il gol valido solo se tutti i componenti della squadra hanno toccato palla almeno una volta. Per sviluppare invece l’obiettivo (prevalentemente tattico) dell’ampiezza, possiamo far disputare una partitella con sponde esterne, dove il gol è valido solo se l’ultimo passaggio (assist) proviene dalle fasce laterali (fig.2). Un altro esercizio che persegue il medesimo obiettivo è quello di far giocare una partitella con quattro porte laterali con la condizione di andare a segnare nella porticina opposta a quella che si difende. In questo caso andremo a sviluppare più precisamente il cambio di gioco sul lato debole. (fig.3). Se l’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere invece è quello di far mantenere le posizioni in campo (in questo caso curiamo l’aspetto difensivo) possiamo proporre il seguente esercizio: i tre attaccanti devono portare palla a meta evitando l’intervento dei difensori i quali possono muoversi sui quattro quadrati dell’area di gioco ma difendere sempre solo uno alla volta su ogni quadrato (sempre a “L”). Grazie all’ausilio dei cinesini, possiamo far vedere i movimenti da effettuare a seconda della posizione del pallone, semplificando così la famosa “diagonale”. Il difensore laterale capirà che quando la palla è nella sua zona dovrà uscire in marcatura, mentre gli altri lo copriranno scalando in diagonale; quando invece l’azione si sviluppa sulla fascia opposta a quella di sua competenza, sarà lui a scalare andando a chiudere al centro.
“LA TECNICA INDIVIDUALE” Il Tiro in Porta 2
March 5, 2008 by Maurizio Pinti · Leave a Comment
Nell’articolo precedente, abbiamo elencato i vari modi con cui si può colpire la palla durante un tiro in porta, così come segue:
- Calcio di interno piede
- Calcio d’interno collo piede
- Calcio di collo piede
- Calcio d’esterno collo piede
- Calcio d’esterno piede
- Calcio con la punta del piede
- Calcio con il tacco
Analizzandoli uno per uno, possiamo dire che:
- Calcio di interno piede
- Calcio d’interno collo piede
- Calcio di collo piede
- Calcio d’esterno collo piede
- Calcio d’esterno piede
- Calcio con la punta del piede
- Calcio con il tacco
Questo modo di calciare garantisce precisione nella direzione del pallone. Può essere usato nel tiro, al volo, di drop o anche raso terra. Può essere eseguito sia da fermo che in movimento.
La superficie del piede è ampia ed è indicata tra l’osso metatarsale dell’alluce, dall’osso del calcagno e dal malleolo interno. L’ampiezza del triangolo d’impatto è la maggiore garanzia dell’esatta direzione.
Il calcio d’interno piede è anche il più sicuro per tiri che si intendono effettuare raso terra.
Il piede d’appoggio è sempre posizionato di fianco al pallone, con la gamba leggermente piegata al ginocchio. Il piede calciante deve essere posizionato con la pianta parallela al terreno.
Il busto deve essere con il baricentro sopra il centro della palla.
L’interno collo piede è quella parte del piede che si trova nella superficie mediale dell’osso del piede che va dalla base dell’alluce al malleolo interno.
Questo tipo di calcio trova ampia applicazione per eseguire i tiri in porta.
La direzione di rincorsa non collima con la direzione che si da alla palla, la rincorsa è obliqua ed è diretta di fianco alla palla.
Il piede portante deve essere posizionato lateralmente e leggermente dietro la palla, con il busto leggermente posizionato indietro alla palla.
Il piede calciante deve essere rivolto con la punta in basso e leggermente rivolta verso l’esterno. La gamba calciante deve effettuare un’ oscillazione (contromovimento) per caricare il tiro; la gamba calciante si estende e al momento del contatto con il pallone è tesa (fase principale); la stessa gamba continua il movimento anche dopo che il pallone è stato calciato (fase finale) fino ad incrociare la gamba d’appoggio.
Mentre si calcia, gli occhi devono essere fissi sulla palla.
Il collo del piede è la parte superiore del piede, delimitato dalla base dell’articolazione metatarsale fino all’arcata articolare della caviglia.
Questa tecnica si usa spesso per il tiro in porta. Il contromovimento ed il movimento coincidono con la direzione del calcio e ciò permette di dare molta velocità alla palla.
Il piede d’appoggio va posto lateralmente alla palla, mentre il ginocchio della gamba calciante deve trovarsi proprio sopra la palla nel momento di contatto del piede. La punta del piede va rivolta verso il basso e deve rimanere tale anche dopo aver colpito la palla.
Il calcio di collo piede riesce più facilmente al volo o di controbalzo, mentre risulta più complicato se la palla è ferma o se arriva raso terra.
Anche con questa tecnica gli occhi, al momento del calcio, devono seguire la palla.
L’esterno del piede coincide con la parte esterna del collo piede ed il lato esterno del piede stesso. Questa forma una superficie che si estende dalla base delle articolazioni delle dita fino quasi al malleolo peroneale. E’ un modo di calciare usata spesso per il tiro in porta sia con palloni in movimento che da fermo. Particolarmente facile il calcio con palloni che arrivano dall’alto: al volo o di controbalzo.
La rincorsa generalmente è dritta, ma può essere, in alcune occasioni, ricurva.
Al momento del contatto con il pallone, lo sguardo deve essere rivolto verso il pallone.
Il calcio d’esterno piede si esegue colpendo la palla con la parte esterna del piede.
Si usa per effettuare passaggi in luogo dell’interno piede opposto, o per dare al pallone effetti o giri che permettono al compagno un miglior controllo. Si usa per passaggi sul breve e raramente per tiri in porta.
Si esegue in momenti d’emergenza, quando non si può impostare nessun tipo di calcio senza rischiare di arrivare dopo l’avversario. Si possono eseguire dei tiri in porta con una precisione approssimativa.
Colpire la palla con il tacco del piede è forse la tecnica che più fa sognare atleti e spettatori. In occasione delle partite sono pochi i calciatori in grado d’eseguire con efficacia il gesto tecnico, a causa dell’elevata sensibilità, coordinazione e visione periferica che l’atleta deve possedere.







