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Esercizio: attacchiamo e difendiamo con 4 giocatori

February 26, 2008 by Francesco Vallone · Leave a Comment 

Andiamo ad allenare la difesa ed il centrocampo a 4 giocatori giocando sulle chiusure e sulle ripartenze ed allenando le diverse possibilità difensive ed offensive di interrompere e costruire un’azione pericolosa. In tutto partecipano 12 giocatori più 2 portieri per parte. Sfruttiamo 40 metri di campo per svolgere la parte fondamentale dell’esercizio, ovvero i 40 metri che vanno dalla prima linea dei 4 difensori bianchi a quella dei 4 difensori nella metà campo opposta. Nel mezzo, ovvero all’incirca a 20 metri, troviamo 4 giocatori (con il pallone) di colore giallo che rappresentano gli attaccanti.

La prima parte dell’esercizio consiste nello scorrimento veloce da parte dei 4 attaccanti della sfera, da una fascia all’altra costringendo i 4 difensori di entrambe le metà campo ad andare in chiusura e di conseguenza scoprirsi e ricoprirsi, senza poter inizialmente intercettare il pallone. Dopo qualche transizione nel momento che ritengono più opportuno i 4 attaccanti scelgono la metà campo da attaccare (dovrebbero capire e sfruttare quando c’è l’errore di copertura dei difensori) e si instaura un 4 contro 4 per andare velocemente in porta. L’esercizio è molto dispendioso e richiede circa 2 minuti di esercizio e 2 minuti di recupero. Consiglio di utilizzarlo quando si vuole allenare atleticamente l’anaerobico lattacido in quanto se fatto ad alti ritmi si susseguono scatti e cambi di direzione che mandano in ‘crisi’ la muscolatura dell’atleta.

Nelle 4 figure è rappresentato quale dovrebbe essere il movimento dei diversi giocatori per svolgere le adatte coperture. Naturalmente ho preferito una fase difensiva a 2 linee (la prima rappresentata dal giocatore che esce sulla sfera, la seconda dei 3 giocatori che restano in linea) ciò non toglie che è possibile segmentarla staccando l’ultimo difensore.


“LA TECNICA INDIVIDUALE” Il Tiro in Porta

February 22, 2008 by Maurizio Pinti · Leave a Comment 

Il calciare la palla costituisce l’elemento base del gioco del calcio e prende il nome di tiro, se il calcio è diretto verso la porta avversaria con lo scopo di segnare una rete (tiro in porta).Tutti i giocatori in campo devono poter concludere i loro attacchi con successo. Ciò presuppone che essi dispongano di una buona tecnica e un’alta precisione di tiro. Dobbiamo comunque essere consapevoli che per segnare le reti il giocatore necessita di ben altre qualità, tra cui troviamo per esempio il rapido intuito della possibilità di tiro, il piacere di poter decidere, come pure il coraggio e la fiducia nelle proprie capacità.

Il tiro in porta, si può definire quindi come l’atto conclusivo nell’impostazione e nella costruzione di un’azione individuale o collettiva che può consentire di raggiungere il fattore principe del gioco stesso: fare goal.
Ci sono alcune componenti dinamiche caratterizzanti il “calciare per segnare”: la traiettoria della palla prima di essere colpita, se in movimento; la traiettoria di corsa della fase d’avvicinamento (rincorsa) del giocatore; la traiettoria della palla colpita.
Dal punto di vista tecnico, cioè rispetto ai modi in cui viene eseguito il gesto, si tira in porta con l’interno ed il dorso (collo) piede, con l’interno dorso e l’esterno dorso piede, più raramente con l’esterno, il tacco  e la punta del piede a seconda della situazione in cui ci si trovi.
I fattori condizionanti la scelta della superficie da usare per l’impatto sono:

  • la distanza dalla porta
  • l’angolazione rispetto alla porta stessa
  • lo stato della palla, se ferma o in movimento
  • la presenza o meno di avversari, portiere compreso

Le principali tipologie di calcio indirizzato verso la porta avversaria, cioè di tiro, sono:

  • da fermo
  • al volo
  • di drop o controbalzo
  • in acrobazia

I fattori fondamentali per una buona riuscita del calcio sono da identificare nel:

  • Piede che calcia, scelta del tipo di calcio
  • Piede d’appoggio o portante
  • Equilibrio sulla gamba portante
  • Punto in cui viene colpito il pallone (al centro, di lato, sotto, sopra, ecc..)

Per quanto riguarda il modo di calciare, secondo la parte del piede con il quale viene colpita la palla si può distinguere in:

  • Calcio di interno piede
  • Calcio d’interno collo piede
  • Calcio di collo piede
  • Calcio d’esterno collo piede
  • Calcio d’esterno piede
  • Calcio con la punta del piede
  • Calcio con il tacco

Riguardo alla traiettoria del calcio possiamo distinguere in:

  • Palloni raso terra
  • Palloni a mezza altezza
  • Palloni alti

Per quanto riguarda la direzione possiamo avere tiri in:

  • Orizzontale
  • Verticale
  • Diagonale  

In ultima analisi, possiamo dire che le tre fasi (contromovimento, fase principale e fase finale) di cui si costituiscono i momenti del calcio, possono essere osservati in ogni tipo di calcio, sia che il giocatore calci da fermo che in movimento senza comunque dimenticare la relazione con le situazioni di gioco (in fase di esercitazione, con l’inserimento di un difensore, otteniamo facilmente delle situazioni simili al gioco reale, ma che devono comunque essere adattate al grado di formazione degli allievi) e comunque l’obiettivo finale, viene raggiunto solo tramite una perfetta pianificazione.

“TECNICA INDIVIDUALE” La finta e il dribbling

February 9, 2008 by Maurizio Pinti · Leave a Comment 

 

In questo intervento analizzeremo due tra i gesti tecnici più spettacolari ed entusiasmanti del gioco del calcio: il dribbling e la finta. 

IL DRIBBLING:
Possiamo definire il dribbling come quella abilità tattica individuale che si esegue con la palla e prevede il superamento, con la palla, dell’avversario. In altre parole la vittoria del duello dell’uno contro uno, l’arma a disposizione dell’attaccante per liberarsi dalla marcatura dell’avversario e cercare la via della rete.
La finalità è quella di superare l’avversario, creare superiorità numerica, scardinare le difese avversarie e superare le difese ad uomo. Esistono alcuni giocatori, definiti talenti, che riescono ad esprimere tale gesto con grandi qualità tecniche senza particolari apprendimenti, come esistono tuttavia calciatori “normali” che, attraverso progressioni didattiche appropriate, sviluppano qualità stabili nel tempo che permettono di ottenere buoni risultati nell’attuazione di questa “arte” di saltare l’avversario. Nonostante possa essere un’ abilità attuabile da tutti, il dribbling è generalmente considerato privilegio dei giocatori di bassa statura che, avendo il baricentro del corpo relativamente basso, sono agevolati nei movimenti rapidi e nell’equilibrio del corpo in occasione di repentini spostamenti.  

LA FINTA:Generalmente l’azione di dribbling è associata ad una finta (ne è parte integrante) che come movimento d’inganno ha lo scopo di nascondere le intenzioni del giocatore in possesso palla, sbilanciando il marcatore/difensore costringendolo a muoversi in una certa direzione, per poi batterlo, andando con un movimento intenzionale, nella direzione voluta.
Definiamo la finta come quella abilità tattica individuale che si esegue con e senza palla e non prevede il superamento, con palla, dell’avversario. La finta è quindi un tentativo intenzionale per trarre in inganno il proprio avversario
attraverso movimenti del tronco, delle gambe, del cenno della mano, di uno sguardo, al fine di acquisire un vantaggio temporale nel duello con l’avversario. In ambito coordinativo la capacità di anticipazione motoria ha un ruolo fondamentale consentendo di sviluppare e strutturare un pensiero a priori per poi applicarlo (movimento d’inganno).
 

Possiamo considerare varie tipologie di finte:

· finte attive : indurre nell’avversario anticipazioni errate e quindi una reazione che gli impedisca di far fronte alla successiva e reale azione offensiva dell’attaccante (attaccante in ruolo attivo)
· finte passive : nascondere le proprie intenzioni con pause intenzionali del movimento lasciando l’avversario nell’indecisione sul come sarà il seguito dell’azione (l’attaccante lascia il ruolo attivo al difensore per poi reagire successivamente)
· finte in attacco: finte atte a far credere all’avversario che abbia inizio un’azione pericolosa ben precisa
· finte in difesa: finte per far pensare ad errori potenzialmente sfruttabili dall’avversario
· finte che modificano il tempo: dribbling, cambi di direzione
· finte che modificano lo spazio: cambi di ritmo, cambi di velocità. 

Analizzato il gesto tecnico della finta, possiamo ora distinguere due principali modalità di attuazione del dribbling:

· dribbling di forza, con cambio di direzione e di velocità (la finta può anche non essere effettuata);

· dribbling di abilità, con finta e dribbling attraverso un movimento di inganno e un movimento intenzionale.
Il movimento di inganno consiste in una finta di calcio, in una finta di spostamento del corpo o della palla o di entrambi, in una finta di passaggio con orientamento del corpo in una direzione e successivo cambio di fronte.

Nel dribbling di forza al calciatore è richiesto il cosiddetto cambio passo da attuare nei confronti di un avversario più lento o nei confronti di un giocatore che si trova in posizione sfavorevole.
Nel dribbling di abilità al calciatore è richiesta destrezza e sensibilità nel contatto palla. Attraverso queste due qualità si cerca di sbilanciare l’avversario con un movimento di inganno per poi inserire il movimento intenzionale (il dribbling vero e proprio).
 

Molteplici sono le capacità coordinative che intervengono e vengono utilizzate durante un’azione di dribbling:

· capacità di differenziazione: da impiegare nella guida della palla gradualizzando in modo preciso la forza da imprimere alla sfera;

· capacità di reazione: reagendo nel modo più rapido possibile ad un segnale quale può essere lo sbilanciamento dell’avversario dopo una finta (anticipare il suo intervento);

· capacità di equilibrio: cercando di mantenere il corpo in condizioni ottimali di appoggio al terreno con movimenti dei piedi e del corpo, al fine di mantenere, ripristinare e far perdere l’equilibrio

· capacità di combinazione e accoppiamento: sapendo coordinare più gesti nella stessa azione come ad esempio la finta e la guida della palla o la finta e il tiro in porta ecc…

· capacità di adattamento e trasformazione: rispondendo in modo istantaneo e attraverso un’ azione intenzionale ad eventuali variazioni di programma (effettuare una controfinta dopo che il difensore non ha reagito con uno sbilanciamento ad una prima azione di inganno); quindi capacità di leggere-anticipare le mosse dell’avversario ed in relazione alla reazionedell’avversario adattare e trasformare i movimenti propri proponendo opportune contromosse;

· capacità spazio-temporale: per scegliere distanze e tempi necessari per rendere efficaci i movimenti d’inganno e intenzionali; quindi percezione del momento giusto per saltare l’uomo considerando anche eventuali errori tattici del difensore che entra in contrasto sulla palla quando questa è controllata perfettamente dall’attaccante e scelta della distanza giusta del portatore palla rispetto all’avversario evitando sia una distanza eccessiva (si lascia al difensore la possibilità di recuperare il momentaneo sbilanciamento creato con una finta precedente) sia evitando una distanza esigua (si creano i presupposti affinché il difensore possa intercettare palla ancor prima di iniziare l’azione di dribbling)

· capacità di fantasia motoria.
Determinanti nel dribbling sono anche le capacità condizionali di forza e velocità. Confidando sulla capacità di accelerazione il giocatore riesce a dribblare l’avversario anche senza l’ausilio di finte e questo attraverso un cambio passo (cambio di direzione e di velocità) inserito al momento giusto. Importante è anche la velocità di decisione che aiuta il giocatore ad agire velocemente da un punto di vista psico-motorio facendogli decidere e capire
quale dribbling è più opportuno effettuandolo poi il più rapidamente possibile (capacità di reazione/accelerazione).

L’importanza di…partecipare

February 7, 2008 by Lorenzo Geluardi · Leave a Comment 

A cominciare dalla categoria dei Pulcini, il bambino di otto anni che proviene dalla categoria Piccoli Amici, in cui i confronti avvengono solo sotto forma di manifestazioni comprendenti giochi a confronto, si affaccia per la prima volta ad una partita “vera”. In questo periodo così delicato e particolarmente favorevole all’apprendimento (la cosiddetta “età dell’oro”), non ci stancheremo mai di ripetere l’importanza di far giocare TUTTI i bambini a disposizione di ogni singola squadra, proprio perché è un loro diritto partecipare e divertirsi. All’uopo la Federazione stabilisce che gli incontri debbano comporsi di tre tempi, specificando che tutti gli iscritti alla lista partecipante alla partita stessa debbano giocare almeno un intero tempo dei primi due, con la possibilità di utilizzare il cosiddetto “cambio volante” nella terza frazione di gioco, giocando quindi due terzi della gara. Lo scendere in campo è elemento estremamente importante per la formazione del bambino, anche quelli, come li definisco io, “meno predisposti per l’attività calcistica”. Questi innanzitutto si sentiranno parte integrante della squadra e in qualche modo al pari di tutti i compagni, traendone senza meno un beneficio psicologico che aumenterà sempre più la loro autostima e quindi la loro motivazione intrinseca (cioè quella spinta interiore che sostiene l’impegno in un’attività in cui si traggono delle soddisfazioni da ciò che si fa). Tutto questo innescherà la voglia di apprendere tutti i gesti e le situazioni legate al gioco del calcio, in quanto il bambino diventa consapevole di quanto appreso e di cosa deve fare per migliorare ulteriormente.

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