I genitori? “Bisognerebbe ammazzarli da piccoli…”(parte 1)
November 29, 2007 by Lorenzo Geluardi · 1 Comment
PREMESSA
Mentre seguivo una trasmissione sul calcio giovanile in una tv locale, un mister esclamò: “i genitori? Bisognerebbe ammazzarli da piccoli…”. Ecco, ora senza prendere “alla lettera” questa frase, detta anche con una buona dose di umorismo, possiamo capire come i genitori possono influire, interferire ed influenzare in modo assoluto il proprio figlio. Partiamo dal presupposto che ogni genitore è chiamato a “formare” (o quanto meno dovrebbe) la personalità del proprio bambino, facendolo crescere in modo sano dandogli e, soprattutto facendogli osservare, precise regole e divieti. E’ la famiglia quindi il primo “serbatoio educativo”, il primo ambiente in cui il bambino viene abituato a cosa è bene o cosa è male, dove dovrebbe sentirsi dire anche qualche “no” oltre ai numerosi “sì” che quotidianamente è abituato a ricevere. Ora, noi istruttori di scuola calcio non possiamo e non pretendiamo di sostituirci ai genitori, perché non dobbiamo insegnare l’educazione a nessuno, però oggi andiamo ad allenare bambini che a soli otto anni, una volta ripresi per qualche comportamento non consono, anziché redimersi o vergognarsi, ti ridono in faccia. Probabilmente, al giorno d’oggi, si è perso il concetto di “autorità” ed é sempre più difficile fare il genitore. Spesso i bambini che vengono al campo non sono abituati a perdere, ovvero vengono accontentati in tutto e per tutto dai loro genitori e questo “disagio” si scontra con la realtà del gruppo dove ognuno di loro diventa uno qualunque. E noi istruttori ci troviamo quindi a essere chiamati a infondere in loro il concetto di spogliatoio, di squadra, di unione, di collettivo e che esiste una sola realtà chiamata gruppo formato da tanti singoli che sono egualmente considerati, dove tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile.
LA VISIONE DEL GENITORE: LA RIVINCITA
La visione del genitore è nettamente all’opposto di quella del mister: ogni papà (o mamma) vorrebbe che il proprio figlio segnasse gol a valanga e che giocasse sempre e comunque. Quel che è peggio è che invece di portare al campo il figlio per socializzare, per farlo crescere con gli altri, per farlo divertire o semplicemente per fargli praticare dello sport, lo carica di responsabilità, lo disprezza se non riesce o lo esalta se lo vede fare certe cose, dimenticando che si tratta pur sempre di un bambino. Addirittura, nella mia esperienza, ho incontrato una mamma, il cui figlio ottenne effettivamente era “positivamente predisposto” al gioco del calcio, che una volta mi confidò : “speriamo mi faccia passare una bella vecchiaia…”. Ma come si può caricare una simile responsabilità sulle spalle di un bambino di otto anni? Come si può pretendere che lui, che deve pensare solo a giocare e a divertirsi, possa un giorno giocare in serie A? Spesso il proprio figlio è vissuto come un “prolungamento di se stessi” e rappresenta la propria RIVINCITA sulla vita. Si proiettano su di lui desideri insoddisfatti e sogni non realizzati, creandogli false e sbagliate aspettative. Se per esempio questi in mezzo al campo subisce un fallo, si reagisce violentemente contro l’autore perché è come se quel fallo lo avesse subito lo stesso genitore, ovvero la parte di se stesso a cui si tiene di più, quella proiettata sul figlio. Il genitore così vive tutte le esperienze del proprio figlio (anche per esempio quelle negative come la panchina o l’esclusione dalle convocazioni) come se fosse lui a farle, interpretando le sue sconfitte come se fosse lui il perdente, esaltandosi invece anche eccessivamente se il figlio vince. Questo atteggiamento è captato dal bambino, molto sensibile agli stati d’animo del genitore ed al modo in cui egli si comporta o parla con lui. Quindi se dopo aver perso una partita il piccolo vede il genitore abbattuto, silenzioso e critico, oppure dopo una vittoria lo vede euforico come se avesse portato a casa la Coppa del Mondo, l’idea che si fa è che sia accettato da lui solamente se vincente. Ciò può portare il bambino ad un errato approccio alla partita, affrontando la stessa solo con l’obiettivo di non perdere, per evitare la delusione e l’insoddisfazione del proprio genitore.
DIAMOCI UN FRENO!
Dobbiamo frenare e fare un passo indietro. Io non ho mai fatto sentire “fenomeno” nemmeno bambini che facevano cinquine di gol a partita…così come non ho mai fatto sentire “brocco” chi era meno dotato o predisposto per il gioco del calcio. Il genitore, “attaccato alla rete”, che si intrufola nello spogliatoio con una scusa banale, che segue passo passo il proprio figlio, che urla quello che deve o non deve fare in campo, che magari poi a casa gli fa “ripetizioni calcistiche” (e ne ho conosciuti…) vorrebbe solo un protagonista in campo: il proprio bambino. E allora mentre tu sudi le proverbiali sette camicie per insegnargli a passare la palla ai compagni, lui si giustifica così: “ha detto mio padre che devo andare da solo dritto in porta…” “ha detto mio padre che devo giocare attaccante” “ha detto mia madre che i rigori li devo tirare io”…Ecco il nocciolo della questione: bisognerebbe astenersi dal suggerire ai propri figli i propri punti di vista, di esprimere giudizi sui compagni di gioco, di interferire nelle scelte tecniche, di esprimere giudizi sul nostro operato, anche perché noi istruttori cerchiamo di sviluppare le potenzialità del bambino, intese non solo come capacità tecniche ma anche, come sottolineavo prima, come capacità di socializzazione in un gruppo. Il genitore non si rende conto che istruttore rappresenta per il proprio figlio una figura di riferimento importante, che il bambino tende ad idealizzare e che le critiche al tecnico possono disorientarlo. L’istruttore di scuola calcio ha un ruolo ben diverso da quello del tecnico delle squadre che si seguono in televisione, in quanto egli è prima di tutto un educatore. Non ci si può, quindi, limitare a valutare il suo operato esclusivamente dal numero delle vittorie e dalle sconfitte raccolte, ma bisogna predisporsi a valutare sotto un’ottica diversa il suo lavoro. Molto spesso, il genitore è concentrato esclusivamente sul risultato (inteso come vittoria, sconfitta, pareggio) mentre non coglie aspetti particolari quali la corretta esecuzione di un gesto fondamentale come, per esempio, effettuare uno stop di petto o colpire la palla di esterno: questi sono i veri risultati. E allora…lasciamoli giocare e divertirsi, perché, a quest’età, ne hanno tutto il diritto.
“Categoria Allievi” tappa fondamentale parte 4
November 28, 2007 by Maurizio Pinti · Leave a Comment
La tattica:
Fondamentalmente, la tattica nel gioco del calcio, si può dividere in due fasi, Tattica collettiva e tattica individuale.
- La tattica collettiva che si ottiene quando un’azione viene svolta da più giocatori, cercando di raggiungere un obiettivo predeterminato.
- La tattica individuale che è determinata dalle soluzioni dei singoli giocatori attraverso dei gesti tecnici comunque utili all’obiettivo di squadra.
Essenzialmente è proprio il movimento individuale del singolo giocatore che coordinato con i movimenti dei compagni, determinano il concetto di tattica collettiva, perché ogni singolo calciatore, è comunque libero di decidere sia modi, tempi, spazi, effettuando delle scelte o delle conclusioni ma sempre tenendo conto ed in funzione dei movimenti dei compagni.
A questo punto però possiamo affermare che la tattica per avere una buona riuscita non può prescindere da una buona tecnica perchè tanto più questa è elevata tanto più riusciremo ad avere una buona tattica sia individuale che collettiva.
Diventa fondamentale quindi in questa categoria continuare a curare in maniera costante la crescita tecnica dei nostri ragazzi perché senza un buon dominio della palla, sarà difficile costruire un buon disegno tattico.
Di fatto il calcio è uno sport di situazioni, dove non si può prevedere cosa succederà durante la partita, quindi l’allenatore deve cercare di abituare i propri giocatori ad essere autonomi nel prendere decisioni, tanto più che un’altra componente importante nel gioco del calcio, è il tempo, “tempo di marcamento o smarcamento, tempo di battuta, tempo di passaggio e così via” quindi è altresì fondamentale in questa fase, il lavoro dell’allenatore che deve essere rivolto a migliorare i tempi di gioco, cercando di non applicare passivamente, schemi preordinati che abbiano dei tempi fissi ma ricostruire situazioni reali, che sollecitino l’allievo a trovare delle soluzioni autonomamente, sempre in funzione della squadra e nel minor tempo possibile.
Entrando nello specifico, possiamo dividere una partita di calcio in due fasi specifiche:
- Fase di possesso palla
- Fase di non possesso palla
Allora bisogna avere bene in mente cosa devono saper fare i nostri allievi in queste due fasi sia nella tattica individuale che in quella collettiva:
Nella tattica individuale in fase di possesso palla il giocatore deve saper effettuare:
- Lo smarcamento
- La Difesa e protezione della palla
- Il Passaggio
- La Guida della palla
- La finta e il dribbling
- Il Tiro in porta
Nella fase di non possesso palla, deve saper effettuare:
- La Presa di posizione
- Il Marcamento
- L’intercettamento
- L’anticipo
- La Difesa della porta
Diverso è nella tattica collettiva dove in fase di possesso palla, i principi fondamentali sono:
- Lo Scaglionamento offensivo
- La penetrazione
- L’ampiezza
- La mobilità
- L’imprevedibilità
Mentre nella tattica collettiva in fase di non possesso palla, i principi fondamentali sono:
- Lo Scaglionamento difensivo
- L’azione di contrasto o di ritardo dell’avversario
- L’equilibrio tra reparti
- Controllo e limitazione degli spazi agli avversari
Pertanto le nostre strategie di gioco non possono prescindere da tre fattori fondamentali:
TECNICA; TATTICA INDIVIDUALE; TATTICA COLLETTIVA.
4-3-1-2 Fase di possesso. Impostiamo dalla difesa. 1°Parte
November 27, 2007 by Francesco Vallone · Leave a Comment


Uno dei moduli tattici più utilizzati nel calcio di oggi è lo schieramento con 4 difensori, 3 centrocampisti, 1 mezzapunta e 2 punte. Importantissimo è naturalmente riuscire a sincronizzare tutte le posizioni dei singoli elementi in modo da riuscire ad impostare qualsiasi tipo di manovra e garantire un equilibrio tattico ‘buono’ nelle zone ‘topiche’ del campo. Uno dei pregi fondamentali di questo modulo è quello di riuscire ad occupare ampio spazio sia in orizzontale sia in verticale garantendo almeno 3 giocatori per ogni reparto in fase di possesso e ‘non possesso’. L’impostazione della manovra da un punto di vista strettamente personale dev’essere quanto mai veloce e capace di andare a ‘creare spazi da attaccare’. Nelle diverse tipologie di allenamenti che adotto quotidianamente sono sempre alla ricerca di esercitazioni che stimolano l’attacco nello spazio con movimenti che creano ‘buchi’ tra gli avversari rendendoli vulnerabili in determinate zone del campo. E’ mia consuetidine far ripetere gli spostamenti della squadra in base alla posizione del pallone su ogni singolo elemento della squadra partendo da una disposizione iniziale predefinita (situazione1). Di volta in volta faccio muovere la squadra in base alla posizione del pallone facendolo scivolare da destra verso sinistra e chiedendo determinati contromovimenti metro dopo metro che percorre la sfera. Analizziamo le prime due situazioni volendo impostare un’azione manovrata dalle retrovie. Vediamo come quando il pallone è tra i piedi di un terzino, il centrocampista che ha di fronte a se, tende ad allargarsi suggerendo un passaggio sull’esterno ed allo stesso tempo liberando spazio frontale al portatore di palla che acquisterà dunque anche qualche secondo in più per ragionare considerando che il più delle volte almeno un avversario segue o è disturbato dal movimento sul largo del centrocampista. Il centrocampista centrale farà invece un movimento di incontro nel caso si voglia cambiare gioco mentre il terzo centrocampista, quello più lontano, si posizionerà in uno spazio compreso tra gli altri 2 compagni di reparto chiudendo un ipotetico triangolo scaleno. La mezzapunta centrale andrà invece ad occupare lo spazio centrale in diagonale, la punta più vicina punterà l’esterno in profondità in caso di spazio in verticale mentre la più lontana comincerà a posizionarsi sull’ultimo difensore avversario. Il terzino opposto sarà pronto a salire sull’esterno. Nella situazione 3 la palla è invece sui piedi di un centrale di difesa ed il principio resta sempre il medesimo, lo spazio centrale viene liberato per un eventuale lancio sulla prima punta che viene incontro, i due terzini si allargano e cominciano a salire per ricevere, la mezzapunta centrale effettua una mezzaluna e si va ad infilare dalla parte opposta al movimento di incontro della punta centrale che dal suo canto se riceve il pallone può scaricarlo al centrale di centrocampo è venuto a supporto. I passaggi possibili per verticalizzare velocemente sono in questo caso sul numero 3, numero 9 e numero 10, quest’ultimo nel caso in cui la difesa ospite si trovi posizionata molto alta.
Difendiamo a 3 giocatori mantenendo la zona! Esterni e attacco. Parte 3°
November 26, 2007 by Francesco Vallone · Leave a Comment


Ultima parte della difesa a 3 riguarda le modalità di difendere degli esterni di centrocampo nel caso possano aiutare nella fase di ‘non possesso’. Possiamo vedere come nella situazione numero 1 (l’esterno più vicino è stato saltato). è compito dell’esterno opposto è quello di stringere verso il terzo di difesa per permettere al trio difensivo di stringere le maglie e creare densità nella zona di porta. Il metodista vicino andrà in chiusura mentre quello più lontano scalerà in diagonale a supporto. Nella situazione 2 invece la palla è interna ed è in prima battuta il metodista accompagnato dal difensore più vicino ad andare a raddoppiare sul possessore di palla. L’esterno più vicino coprirà il passaggio verso l’avversario di fascia mentre quello più lontano stringerà verso il centro a supporto dei metodisti. Nella situazione 3 l’attacco avversario e centrale ed esce sempre il metodista più vicino con il solito scivolamento dell’altro compagno di reparto. Il triangolo esterno viene chiuso dal giocatore di fascia con il giocatore della parte opposta impegnato sempre a stringere in zona centrale. Si va a fare densità nella zona del pallone. Importante vedere il comportamento del trequartista e delle due punte. Nelle tre situazioni vediamo come si comportano per coprire il passaggio di scarico e prepararsi ad una eventuale ripartenza veloce. Il principio è sempre il medesimo. La mezzapunta cerca di rimanere sempre sulla linea della palla senza intervenire attivamente sul pallone, la punta più vicino al pallone va sullo scarico mentre quella più lontana disorienta la linea difensiva andando dalla parte opposta rispetto la maovra avversaria (lato debole avversario).
Difendiamo a 3 giocatori mantenendo la zona! I Centrali di centrocampo. Parte 2°
November 20, 2007 by Francesco Vallone · Leave a Comment


Una volta metabolizzati i movimenti dei 3 difensori nelle condizioni ‘critiche’ ovvero di 5 contro 3 andiamo ad analizzare il comportamento che devono avere i centrocampisti per supportare la propria linea difensiva negli attacchi avversari. Vediamo 3 condizioni tipiche dove si è attaccati nelle diverse zone del campo, ovvero centrale, interna e laterale. Per la prima condizione vediamo che il centrocampo è occupato da due giocatori metodisti davanti l’asse difensivo. Nel caso in cui si è attaccati nella zona centrale (figura 1) sarà in prima battuta il metodista più vicino ad intervenire ed accorciare sul possessore di palla avversario con il rispettivo scivolamento in diagonale del compagno di reparto mentre i tre difensori andranno ad occupare il maggiore spazio possibile considerando gli spostamenti del duo di centrocampo. Diversamente, se ci spostiamo sulla linea laterale (figura 2), i tre difensori svolgeranno il compito esplicato nella Parte 1° (vedi archivio) con l’aiuto del metodista più lontano rispetto la zona da cui parte i cross. Il metodista chiuderà il triangolo 2 metri davanti i due difensori che occupano la ‘zona di porta’ pronto a seguire un eventuale inserimento di un centrocampista avversario. Nell’ultima situazione invece (figura 3) la palla è spostata su un interno, il metodista più vicino interromperà il passaggio centrale mentre il difensore più vicino (nel caso specifico difensore sinistro) raddoppierà frontalmente. Anche in questo caso il metodista più lontano invece, scivolerà ad occupare uno spazio ‘importante’ davanti i due difensori che avranno così modo di ampliare lo spazio da occupare sulla linea difensiva lasciata libera dal centrale sinistro. In questa prospettiva si riesce ad occupare lo spazio di zona luce (cono di porta) con una densità (di giocatori) elevata rispetto gli spostamenti del pallone.
La motivazione: “il pane della vita sportiva”.
November 15, 2007 by Lorenzo Geluardi · Leave a Comment
Chi di noi non vorrebbe tornare bambino anche per un solo giorno? Non c’è niente di meglio che pensare solo a giocare e divertirsi, magari correndo appresso ad un pallone. Questo deve essere il “leit-motiv” per un “apprendista calciatore”: il divertimento. Ogni istruttore di scuola calcio é chiamato a fare in modo che ogni suo allievo non veda l’ora di tornare al campo per allenarsi ovvero divertirsi giocando con i compagni. Per questo bisogna essere sempre attenti ad instaurare e poi mantenere un clima positivo in ogni seduta, facilitando così l’apprendimento. Il mister deve “combattere la noia”, proponendo esercizi ed attività sempre nuove, diverse tra loro, divertenti e coinvolgenti, in grado di aumentare il grado di abilità e che suscitino competizione. Alimenteremo così quella che io chiamo “il pane della vita sportiva”: la motivazione. Essa viene definita generalmente come quella dimensione psicologica che ci permette di superare delusioni e difficoltà e generare entusiasmo. Io la assimilo non a caso al pane: esso, nell’alimentazione, è un alimento semplice ma che non può mancare sulla nostra tavola. In altre parole, se l’allievo si siede a tavola (ovvero si allena) senza fame (motivazione), prima o poi non avvertirà più il bisogno di mangiare (abbandono dello sport). Un allievo demotivato infatti non apprende e prima o poi abbandonerà lo sport. L’istruttore, inoltre, proprio a tale scopo, deve saper coinvolgere tutti i suoi allievi indistintamente, rendendoli sempre partecipi perchè, se nessuno si sente tagliato fuori, parteciperà meglio alla vita del gruppo. Vi assicuro che motivare bambini alle prime esperienze calcistiche, che li vedono il più delle volte soccombere in partita a livello di risultato (spesso si gioca “sottoetà”), non è facile, ma la maggior parte delle volte, anche dopo una sonante sconfitta, tornano a casa felici come se nulla fosse successo o avessero addirittura vinto. Proprio questo è il bello dell’allenare dei bambini: dopo un minuto dal fischio arbitrale non ci pensano più e ripartono con lo stesso entusiasmo. Piuttosto sono i genitori ad essere abbattuti come se li avesse investiti un tir…ma questo è un altro argomento… Concludo citandovi uno dei miei motti che recita: “se un solo bambino torna a casa senza sorriso, ho fallito”.>
“CATEGORIA ALLIEVI” tappa fondamentale parte 3°
November 14, 2007 by Maurizio Pinti · Leave a Comment
Tecnica calcistica:In questo intervento, non intendo soffermarmi sul come o quando insegnare la tecnica calcistica ai nostri allievi, ma mi interessa sottolineare l’importanza che ha quest’ultima e come può condizionare in maniera negativa o positiva la crescita sportiva degli allievi stessi.Premesso questo, possiamo tranquillamente affermare che i movimenti effettuati da un calciatore durante una gara di calcio, fondamentalmente, si possono dividere in due fasi:
- Movimenti senza pallone
- Movimenti con il pallone
E’ necessario quindi riuscire ad impostare il calciatore già in età giovanile, per passare in futuro all’addestramento tattico ed al miglioramento di velocità, rapidità, resistenza e forza, il tutto in funzione del gioco di squadra.
Si potrebbe definire quindi la Tecnica Calcistica come l’applicazione dei gesti tecnici o fondamentali di base in funzione delle situazioni di gioco.
Di conseguenza l’addestramento del giovane calciatore passa inevitabilmente per due tappe fondamentali definite come:
- Tecnica di Base
- Tecnica Applicata.
Il nostro obiettivo primario sarà quindi quello di dare una corretta impostazione tecnica all’allievo, attraverso una continua applicazione durante gli allenamenti.
Per questo prima dei quattordici anni di età non si dovrebbe mai sottrarre tempo al gioco con la palla in quanto, fondamentalmente, la tecnica attraverso tutte le sue forme come la guida, la trasmissione, la ricezione (come del resto è già stato ampiamente dimostrato), siano un perno cardine a partire dal quale si sviluppa tutto il resto del gioco del Calcio.
Essenzialmente la fusione delle due fasi passa attraverso tre punti cardini:
- Cura del gesto tecnico
- Cura dei movimenti individuali applicati alle situazioni di gioco
- Cura dei movimenti in collaborazione con i compagni
Tutto questo farà si che l’allievo svilupperà quegli schemi di squadra essenziali per lo sviluppo del gioco del calcio permettendogli di assimilare al meglio il concetto di TATTICA.
“CATEGORIA ALLIEVI” tappa fondamentale parte 2°
November 10, 2007 by Maurizio Pinti · Leave a Comment
PROGRAMMAZIONE GENERALE: Anche per questa categoria che io definisco “strategica” per la crescita calcistica dei nostri allievi, è fondamentale programmare il nostro lavoro annuale e porci degli obiettivi ben precisi. Tali obiettivi, ci devono portare al miglioramento delle capacità tecniche e delle capacità tattiche oltre che ad un buon sviluppo della preparazione fisica sia generale che specifica.
TECNICA: In questo periodo l’apprendimento tecnico si svilupperà prevalentemente in maniera situazionale, cercando di migliorare le abilità tecniche dell’individuo per mezzo della ripetizione metodica di situazioni di gioco. Questo perché la tecnica individuale non deve essere fine a se stessa ma deve supportare le esigenze collettive di squadra. Gli obiettivi da porci saranno quelli volti al miglioramento delle seguenti Capacità tecniche dei nostri Allievi:
- Dominio della palla
- Trasmissione della palla
- Tiro
- Arresti o Stop
- Colpo di testa
- Cross
- Dribbling
- Contrasto
TATTICA: In questa fase si andrà anche alla ricerca di un perfezionamento degli obiettivi tattici che i nostri allievi avranno incominciato ad affrontare già nella categoria precedente dei Giovanissimi.
- Significato di tattica
- Sviluppo dei vari moduli di gioco
- Lettura della partita
- Pressing
- Fuorigioco
PREPARAZIONE FISICA: Chiaramente in tutto questo contesto, non deve essere assolutamente trascurato l’aspetto fisico che potremmo sviluppare in due fasi: Generale:
- Capacità coordinative
- Allunghi
- Potenziamento muscolare del tronco, degli arti superiori e inferiori
- Esercitazioni di coordinazione generale dinamica
Specifico:
- Sviluppo della capacità aerobica
- Sviluppo della potenza aerobica
- Sviluppo della capacità lattacida
- Miglioramento della reattività neuromuscolare e rapidità di movimento
- Miglioramento della forza veloce
- Miglioramento della forza esplosiva/elastico/reattiva
Queste ultime attività devono essere controllate e non svolte in situazioni massimali estreme vista l’età dei nostri allievi, magari avvalendosi della collaborazione di un preparatore atletico che ci dia la possibilità di modificare gli atteggiamenti errati, pianificando interventi mirati sui ragazzi, come ci ha suggerito “saggiamente” nell’angolo del preparatore, il nostro amico Armando Salone.
Tempo di gioco:”La Transizione”
November 9, 2007 by Francesco Muoio · Leave a Comment
Nel calcio come tutti sappiamo esistono due fasi, quella di possesso palla e quella di non possesso palla, tra una fase e l’altra va ad inserirsi un “Tempo” di gioco, chiamato Transizione, molti colleghi lo definiscono tale altri lo definiscono come la terza fase. Volendone dare una definizione,
Il Riscaldamento:
In uno spazio di 40×30mt si affrontano in una partita di pallamano 3 squadre contraddistinte da altrettanti colori diversi, inizialmente due squadre, quella gialla e quella rossa, giocano insieme, mentre quella blu cerca di intercettarne i passaggi o entrare in possesso della sfera, in ogni caso quando i blu entreranno in possesso della sfera passeranno da una fase di non possesso palla a quella di possesso insieme alla squadra che non è stata intercettata e così di seguito. La regola è che le due squadre che riescono ad effettuare 10 passaggi consecutivi conquistano un punto.
Variante 1: dare delle progressioni x la trasmissione della sfera, le squadre in possesso palla non possono passare la sfera ad un compagno dello stesso colore.
Variante 2: passare dalla pallamano a gesti combinati per la trasmissione della sfera, cioè mani/testa, mani/coscia, mani/piedi calciando al volo, mani/piedi calciando di contro balzo, mani/piedi calciando con palla a terra fino ad arrivare a giocare solo con i piedi, anche qui possiamo sbizzarrirci: la trasmissione della palla deve essere effettuata solo di Dx o Sx, con un tocco in sostegno e uno in appoggio, solo d’interno o solo d’esterno, ecc.
Parte atletica:
Lavoriamo sulla resistenza alla velocità:
i giocatori, a gruppi di tre, lavorano su uno spazio iniziale di 10mt, ad un capo del percorso si sistemano due giocatori con una palla e uno senza palla dall’altro lato, al segnale il giocatore in fase di possesso palla deve condurre, ad un velocità sub-massimale, la sfera fino all’altro capo del percorso dove è posizionato l’altro compagno pronto ad eseguire il percorso inverso conducendo la sfera all’altro compagno rimasto fermo nella postazione iniziale e così di seguito, ogni giocatore deve effettuare 8 ripetute sui 10 mt, il recupero tra una ripetuta e l’altra deve essere incompleto quindi 10 – 12 sec. Una volta effettuate le 8 ripetute ciascuno, c’è un tempo di recupero di 40-45 sec, poi s’allunga il percorso da
Lavoro analitico:
Si passa all’addestramento della tecnica individuale, qui vedremo come si può allenare attraverso la transizione.
Si creano più stazioni, ad ogni stazione vanno a posizionarsi 6 giocatori, 3, con un pallone ciascuno, vanno a posizionarsi alla destra di una porticina di 1mt per 50cm, mentre gli altri 3 vanno a posizionarsi frontalmente alla porticina una distanza di tre metri, al segnale ogni gruppo lavorerà nello stesso modo, cioè, i ragazzi in possesso palla trasmettono la sfera a quelli posti frontalmente alla porta, quest’ultimi devono piazzare la sfera nella porticina, effettuato il tocco vanno a posizionarsi nella fila opposta a quella occupata in precedenza e così di seguito, una volta effettuati una quindicina di tocchi a testa si cambia lato di trasmissione della sfera. Sfruttando questo ci possiamo sbizzarrire su come colpire la palla, d’interno, d’esterno, al volo, drop, di testa in tuffo a mezza altezza o con stacco da terra, qui sta all’allenatore decidere su cosa lavorare in base alle carenze tecniche da migliorare. Ma quello che ci interessa e che attraverso quest’esercitazione abituiamo i ragazzi a passare da una fase all’altra, da quella in cui sono in possesso della sfera a quella di non possesso.
Lavoro situazionale:
Sfruttando il tema precedente, allungando le distanze tra quelli in possesso palla e quelli in non possesso, lavoriamo sulla tattica individuale inizialmente per poi passare a quella collettiva utilizzando
Partita a tema:
Sulla base del lavoro precedente, i ragazzi effettuano una partita a metà campo con una porta, inizialmente una squadra farà da difensori mentre l’altra da attaccanti, per cambiare questa situazione , la squadra in possesso palla dovrà conquistare la sfera e superare una linea di meta posta alle spalle della squadra avversaria, a questo punto gli attaccanti dovranno organizzarsi per la riconquista e i difensori cercare di organizzare delle trame di gioco per andare a rete.
In questa seduta “ campione” abbiamo visto come si può allenare la transizione senza tralasciare gli aspetti che influenzano la prestazione del giocatore. Le esercitazioni proposte sono semplici e alla portata di qualsiasi squadra, sta all’allenatore proporle nel modo adeguato in base al materiale umano in suo possesso.
Difendiamo a 3 giocatori mantenendo la zona!Parte 1°
November 6, 2007 by Francesco Vallone · 2 Comments



Oggi sempre meno formazioni tra professionisti e, di conseguenza, tra i dilettanti, difendono con 3 giocatori preferendogli la difesa a 4. In linee generali questa metodologia di gioco dà forse maggiori garanzie di equilibramento tra i reparti ed è sicuramente più semplice da insegnare. Credo che in una disposizione di difesa a 4 giocatori sia molto più semplice anche identificare eventuali errori e ‘colpevoli’ di qualche GAP di squadra. Di contro, la difesa a 3 dà una responsabilità di reparto maggiore, meno incentrata sull’errore del singolo e più coinvolgente per l’intero reparto. L’affiatamento tra i singoli elementi deve essere elevatissimo sotto il profilo percettivo e di collaborazione e le caratteristiche dei 3 elementi è essenziale che siano complementari. Non stiamo parlando di una difesa a 3 giocatori che in fase difensiva si trasforma a 5 con 2 marcatori, ma di una vera e propria ‘zona a 3′ che permetta di guadagnare un giocatore in più in mezzo al campo. La disposizione principale prevede uno schieramento in linea dove la marcatura dell’avversario avviene allo stesso modo della difesa a 4 giocatori. Ovvero le zone di competenza sono suddivise in 3 anzichè in 4 (vedi situazione 1) e gli spazi da coprire sono colmati dalla capacità del trio di difesa di scalare, coprire, accentrarsi ed uscire in base alla posizione del pallone e del numero di attaccanti avversari. Di contro, nascono ‘2 zone critiche’ sugli esterni. Alleno e rappresento i movimenti della difesa in una ‘fase critica’ dove si è attaccati da 5 giocatori e non ci sia nessun aiuto dagli altri reparti. Le ‘zone esterne’ 1 e 5 sono le più difficili naturalmente da coprire e richiedono una grande intelligenza tattica. Tanto è intelligente il difensore a non entrare nelle suddette zone ed aspettare l’attacco nella zona 2 o 4, maggiore sarà la possibilità per la retroguardia di coprire uno spazio di porta maggiore. Molto importante in una situazione di 5vs3 non farsi portare lontani dalla porta e cogliere il giusto tempo di uscita per il recupero del pallone. Possiamo vedere (situazione 2) come nessun componente della linea difensiva abbia prettamente compiti di marcatura, ogni singolo elemento continua in qualsiasi situazione a badare allo spazio da marcare. Su palla centrale in zona 3 infatti, sarà il difensore centrale ad uscire a coprire ed i due compagni a chiudere a cono subito dietro in copertura permettendo un eventuale raddoppio o un eventuale scivolamento in caso di passaggio della sfera nelle zone contigue. Stesso concetto con palla decentrata (situazione 3) dove i compagni di reparto si dipongono in ‘difesa a elle’ cercando di mantenere la stessa linea di copertura. Su palla esterna (situazione 4) sarà fondamentale invece non farsi portare fuori dalle zone di pertinenza a protezione della porta ed attendere l’arrivo dell’avversario. All’interno dell’area di rigore gli altri due elementi di reparto, se in inferiorità, copriranno primo palo e parte centrale della porta . Si disporranno a uomo in condizione di 2vs2.
La rubrica del Preparatore Atletico
November 5, 2007 by Armando Salone · 1 Comment
Per questo primo intervento vorrei soffermarmi sul ruolo del prep. atletico nel mondo del calcio. Figura sempre più utilizzata, considerata e consolidata negli anni ma che a volte, a seconda delle categorie nelle quali si trova ad operare, male impiegata. Mi spiego meglio: nelle categorie di settore giovanile, il prep. atl., dovrebbe essere impiegato per modificare, dove possibile, atteggiamenti errati, pianificare interventi mirati sui ragazzi che hanno necessità legate al loro accrescimento differenti pur militando nella stessa categoria, collaborare con gli allenatori nella stesura di piani di lavoro idonei per le categorie, in riferimento allo stato di crescita del singolo allievo. E’ errato pensare che il prep. atl. abbia gli stessi compiti nelle cat. giovanili rispettoa quelli che gli vengono richiesti nelle categorie maggiori. Il cattivo vizio di “scimmiottare” il lavoro che svolgono le prime squadre riportandolo ad allenamenti svolti da bambini ha portato, porta e porterà notevoli danni a livello psico motorio degli allievi. Inoltre il delegare al prep. atletico denuncia spesso una scarsa preparazione rispetto agli obiettivi che riguardano la categoria giovanile, nonchè un appiattimento in merito all’aggiornamento e alle proposte che un educatore-allenatore deve costantemente avere.
Nel settore giovanile il prep. atl. dovrebbe, amio modesto avviso, essere definito come educatore motorio e come tale dovrebbe essere impiegato, avendo le conoscenze e le competenze per poterlo fare.Quindi buon lavoro a coloro che collaborano con il prep. atletico creando un rapporto di crescita sia professionale che di gestione del gruppo loro affidato.
Salone ARMANDO Prep. atl. Professionista
Sei un “Mister di Calcio” o per te il “Calcio è un Mistero”? 1) Rispetto dei ragazzi
November 5, 2007 by Leonardo Boscaro · 1 Comment
Salve a tutti, vi siete mai domandati che cosa significa Mister. E come viene interpretato dai ragazzi?Mister, viene tradotto comunemente in italiano con il termine Signore. Già da questo di capisce che presuppone una gerarchia, sembra quasi sottindere una forma di rispetto dovuta per chi ci stà insegnando qualcosa, come giocare a Calcio.Rispetto! E’ necessario nel rapporto con i ragazzi?Naturalmente! Risponderà la maggiorparte di voi. Facile, ma come lo conquistate? L’esperienza personale mi insegna che il rispetto: dei ragazzi; dei genitori; della società sportiva; degli avversari, spesso è qualcosa che viene solamente dall’autorità. Il sergente COMANDA e i soldati ESEGUONO; la maestra URLA e i bambini FANNO SILENZIO; il mister GRIDA e i ragazzi GIOCANO. Ma come, qualcuno grida per far giocare qualcun’altro, non è possibile! E infatti non è così. Gli allenatori urlano proprio perchè vogliono far eseguire degli ordini ai propri ragazzi oppure farli stare in silenzio. Se i ragazzi hanno rispetto di voi e della vostra figura, basterà chiedere e il 90% di loro inizierà a lavorare. Se c’è rispetto nel gruppo, non ci sarà bisogno nè di comandare nè di urlare per raggiungere l’obiettivo. Dobbiamo ora capire come ottenere rispetto senza incutere timore.Sia chiaro io non voglio insegnare niente a nessuno, ma negli anni in cui ho educato, mi sono accorto che grazie a degli accorgimenti è stato sempre più facile allenare. La fascia di età che ho allenato è stata quella dai 6 ai 12 anni, ed è per questa fascia che posso raccomandare l’articolo.Il primo requisisto, è la PREPARAZIONE TECNICA DELL’ALLENATORE. Ogni allenatore deve conoscere perfettamente ogni aspetto del mondo del calcio se lo vuole insegnare ai suoi ragazzi. I bambini sono ingenui, non stupidi. Prendiamo due amici, uno riesce a crossare, l’altro ha delle difficoltà. Un allenatore preparato sà che esiste un modo per migliorare il gesto, e il ragazzo in difficoltà sarà portato ad apprendere, per riuscire come il suo migliore amico. Ma se l’allenatore non sa spiegargli come mettere la caviglia, il cross non migliorerà mai e quel ragazzo si chiederà chi glielo potrà insegnare se non il suo allenatore. Questo provocherà un calo di stima nei nostri confronti.Conoscere la PSICOLOGIA DEI RAGAZZI da allenare. Non bisogna essere laureati in sociologia infantile per capire che un bambino fino a 8 anni è egocentrico. Mancando queste conoscenze può capitare di arrabbiarsi con i bambini visto che invece di fare gli uno-due, fanno il dribbling. Questo clima teso non è l’ideale per lavorare.Dimostrare che i consigli che elargiamo sono veri e li aiutano a migliorare. Devono pendere dalle vostre labbra, e questo succederà solo se li convincerete che gli esercizi hanno un fine e non sono solamente lavori a sè stanti. Ricordate che i ragazzi di questa età non hanno la capacità di astrazione per cui ogni spiegazione deve avvalersi di dimostrazioni pratiche. Di certo in questo modo potrò ottenere un’attenzione maggiore che se gli dico fai questo perchè lo dico io. Un metro di insegnamento costante in tutta la stagione. Nel momento in cui mollate voi, li avete già persi.Vi ringrazio per il tempo dedicato a questo articolo, aspetto critiche e consigli su questo argomento!Grazie!
Ogni età ha il suo allenamento! Parte 1°
November 5, 2007 by Alberto Giacomini · Leave a Comment
Allenare un bambino di 6 anni, alla sua prima esperienza con un pallone, è profondamente diverso, deve essere profondamente diverso, dall’allenare un ragazzo di 14 anni, o ancora peggio un “quasi uomo” di 18. Eppure, per quanto banale e scontata possa sembrare la cosa, non tutti la pensano allo stesso modo e troppo spesso ci siamo imbattuti, nel campo sotto casa o all’oratorio vicino, nello Zeman di turno, intento a spiegare il concetto di elastico, la trappola del fuorigioco e il contromovimento a bambini di 6 anni, attoniti ed increduli nel sentire quel vecchio signore, il loro mister, cercar di illustrar loro queste “cose” ai loro occhi così lontane dal calcio giocato.
“L’ALLENATORE” nel settore giovanile
November 5, 2007 by Maurizio Pinti · Leave a Comment
Navigando in rete, tra i vari siti specializzati sul calcio, ho scovato un articolo che mi ha particolarmente colpito ” IL CODICE ETICO DEGLI ALLENATORI”, che mi ha fatto riflettere sul ruolo che svolgiamo noi come allenatori nei confronti dei nostri ragazzi.Mi sono permesso di proporvelo perché dopo anni che calpesto i campi di calcio, mi sono reso conto che proprio noi allenatori (e spesso anche coloro che la domenica ci accompagnano, dirigenti, genitori, ecc….) in certe circostanze presi dall’ansia della prestazione o peggio del risultato, ci lasciamo andare a degli atteggiamenti poco consoni al ruolo che svolgiamo dimenticandoci, che i nostri ragazzi ci ergono a modello da predere come esempio, e non trasmettiamo più loro i principi fondamentali che sono alla base d’ogni sport e quindi del Calcio, come appunto la Sportività, la Civiltà, il Rispetto, il FAIR-PLAY, che vanno ben oltre il singolo risultato sportivo. Infondo il Calcio è un giuoco che va interpretato proprio per la funzione per cui è stato inventato “Almeno nel settore giovanile”, e che appartiene sì a noi, ma soprattutto ai nostri ragazzi, che lo praticano e che non necessariamente dovranno diventare i Maradona del futuro, ma avranno la consapevolezza di aver arricchito sotto l’aspetto fisico e psicologico il proprio bagaglio personale che porteranno con loro per tutta la vita. La mia non vuole essere assolutamente una morale anche perché, probabilmente non credo neanche di essere la persona più qualificata per farla, e spero che nessuno me ne voglia, ma solamente una riflessione spontanea che mi è venuta dopo aver letto l’articolo e così come mi è venuta ve la propongo…….. Un saluto a tutti.
IL CODICE ETICO DEGLI ALLENATORI:
1. L’importanza del risultato non dovrebbe mai mettere a repentaglio la salute o l’integrità fisica dei giocatori. La vittoria non è altro che il risultato della preparazione tecnica, tattica, fisica e psicologica della squadra. Questi valori non si devono mai sacrificare per aumentare il proprio prestigio personale.
2. Il gioco del calcio non deve mai impedire al giovane di ottenere buoni risultati sotto il profilo scolastico; insieme alla famiglia ed alla scuola l’allenatore dovrebbe avere un ruolo attivo nell’educazione dell’individuo.
3. L’allenatore deve sempre rispettare, difendere ed insegnare ai propri allievi le regole del gioco del calcio, non deve per nessuna ragione cercare di ottenere vantaggi attraverso l’insegnamento consapevole di comportamenti antisportivi.
4. La diagnosi ed il trattamento degli infortuni sono un problema medico, di conseguenza gli allenatori devono fare in modo che vengano trattati da personale qualificato. Affidare giocatori a personale non qualificato o peggio ancora formulare personalmente diagnosi o consigliare terapie è un comportamento da evitarsi. Allo stesso modo devono astenersi dal prescrivere medicinali che, peraltro possono essere prescritti solo da personale medico.
5. Gli allenatori sono responsabili del comportamento dei propri giocatori ed hanno il dovere di stigmatizzare tutti gli atteggiamenti antisportivi; per questa ragione il fair-play andrebbe sempre incoraggiato sia nelle sedute di allenamento che durante le gare.
6. Gli allenatori dovrebbero mettere gli arbitri nelle condizioni di svolgere la propria opera il più serenamente possibile attraverso un atteggiamento rispettoso e corretto evitando inoltre di incentivare comportamenti negativi dei propri giocatori nei confronti del direttore di gara.
7. Gli allenatori devono evitare atteggiamenti dissenzienti nei confronti ed aggressivi nei confronti della panchina avversaria.
8. Gli allenatori hanno il dovere di dare sempre il massimo ai propri giocatori, hanno perciò il dovere mantenersi aggiornati attraverso testi, corsi e tutto ciò che il mercato propone. E’ necessario ampliare continuamente le proprie nozioni tecnico-tattiche, fisiologiche, medico-sportive e psicologiche.
9. Un allenatore ha sempre qualcosa da imparare da un collega, per questa ragione visitare allenamenti e confrontarsi con un altro allenatore è da considerarsi fonte di aggiornamento.
Difendiamo su 2 linee…anzi 3!
November 2, 2007 by Francesco Vallone · Leave a Comment
Uno degli aspetti più interessanti sulle modalità di gioco nell’aspetto difensivo di una squadra, riguarda la strategia di posizionamento della linea di retroguardia. Credo ci sia da fare una differenziazione fondamentale riguardo la categoria perchè, seppure credo sia inevitabile insegnare entrambe le disposizioni a seconda delle situazioni di gioco, diventa ancor più importante contestualizzare tale metodologia alla categoria nella quale si gioca. In parole spicciole è indispensabile nella scelta sapere se il giorno della gara l’arbitro è aiutato o meno dai guardalinee. Per quel che concerne la fase difensiva nelle categorie dilettantistiche credo che più linee vengano usate maggiore sarà la possibilità di evitare di prendere goal, nelle squadre in cui ci sono i direttori di linea invece, reputo sia opportuno l’inverso perchè:
1) la squadra resta corta in mezzo al campo e si occupa uno spazio minore a ridosso del pallone
2) ciò agevola una ripartenza molto più rapida e
3) permette di ‘fare densità‘ nella zona da attaccare molto più rapidamente.
“CATEGORIA ALLIEVI” tappa fondamentale.
November 1, 2007 by Maurizio Pinti · 1 Comment
Non so se siete d’accordo con me, ma Io personalmente sono convito, che la categoria degli Allievi, è una tappa fondamentale per la crescita sportiva futura dei calciatori, perché si va alla ricerca metodica del miglioramento e del perfezionamento dei gesti tecnici e si approfondisce sempre più la conoscenza del senso tattico e della collettività in tutte le sue varianti.Si comincia ad avere una capacità d’apprendimento motorio più consistente tale, da poter imporre le più elevate esigenze dal punto di vista delle difficoltà, e delle padronanze tecniche. Importante, infatti, è affinare sempre più il gesto tecnico non fine a se stesso, ma per la capacità di saperlo gestire ed adattare alle diverse situazioni di giuoco.
Quello che voglio affermare, è che si ha l’esigenza di effettuare durante gli allenamenti, esercitazioni, così dette, di tecnica applicata, in altre parole più vicine possibili a situazioni reali di giuoco, piuttosto che sulla ripetizione sistematica e in facili condizioni dei fondamentali tecnici.
Più semplicemente, si tratta di migliorare sempre più l’abilità tecnica per mezzo di ripetizioni metodiche di combinazioni e situazioni di giuoco reali, senza trascurare l’aspetto tattico.
Tutto questo perché solo evolvendo tali capacità, esse stesse potranno essere realmente efficaci durante la gara ed in perfetta sintonia con quelli che sono i requisiti atletici e tecnici del giuoco del calcio e di un calciatore.
Solo applicando la tecnica a situazioni reali, la stessa, acquista un significato concreto, altrimenti si rischierebbe di avere degli allievi abilissimi nel gesto tecnico, ma che durante la gara non riuscirebbe ad affrontare delle situazioni tecniche o tattiche anche delle più semplici.
Sicuramente anche in questa fase, bisogna proporre delle situazioni tecniche tattiche proponendo esercitazioni dalle più semplici a quelle più complicate, spronando gli allievi nella fase di maggiore complessità a trovare le soluzioni più idonee, con l’intervento dell’allenatore che diventa fondamentale nelle correzioni sia tecnicamente che nel suggerire soluzioni tattiche alternative.
Per quanto riguarda l’aspetto atletico, è chiaro che i carichi di lavoro, cominciano, rispetto al passato ad essere più insistenti e pesanti, ma bisogna in ogni modo e sempre seguire un programma adeguato ai requisiti del gruppo che si ha a disposizione senza esagerare con esercitazioni massimali che i nostri calciatori del futuro avranno il tempo di eseguire affrontando le categorie maggiori.












