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Meglio il 4-4-2 per iniziare ma poi….

October 30, 2007 by Emiliano Del Duca · Leave a Comment 

Sono d’accordissimo con i precedenti interventi, per iniziare ad allenare una squadra, di qualunque categoria, il miglior modulo è il 4-4-2. Come è vero pure che è il modulo che garantisce più facilmente coperture reciproche, scalate, spvrapposizioni ed incroci che comunque all’inizio sono le condizioni principali affinche una squadra possa restare in campo in modo decente per 90 minuti. Ma che cosa si intende per un’allenatore il modulo migliore? Non è forse il modulo che esalta al meglio le caratteristiche della squadra sia in rapporto al singolo elemento (individualità) sia in rapporto al valore generale del gruppo che si allena (collettivo). Ecco quello che voglio dire che non è un modulo che esalta il reale valore di una squadra, ma è l’allenatore che attraverso il modulo stesso ed in rapporto alle caratteristiche dei singoli calciatori  deve scegliere il modulo migliore che garantisca migliori risultati sia sul piano dei punti in classifica ma soprattutto, secondo me, sul piano della qualità del gioco e delle giocate. Detto questo bisogna però essere realisti e dire che per allenare altri moduli occorrono maggiori strutture, maggior tempo, migliore materiale umano e perchè no anche una maggiore conoscenza specifica di altri moduli da utilizzare. Ed allora in mancanza di tutto cio’ evviva il 4-4-2 e la sua facilità di insegnamento!

Quale tipo di comunicazione tra istruttore e allievi?

October 30, 2007 by Lorenzo Geluardi · Leave a Comment 

Come posso comunicare efficacemente? Come posso verificare che i miei allievi abbiano recepito? Queste sono le domande che ogni istruttore dovrebbe porsi durante le sedute di allenamento. Quando si ha a che fare con bambini di questa fascia di età (8-10 anni) dobbiamo cercare di essere sempre i più chiari possibile, trasmettendo un messaggio non ambiguo né contraddittorio. Infatti tra le competenze pedagogiche a noi richieste c’è quella di saper comunicare, ovvero essere in grado di trasferire le proprie competenze tecniche, tattiche e umane ai propri allievi. Comunicare con i bambini però non è affatto semplice: ogni bimbo è fatto a modo suo, con il suo carattere e la sua piccola personalità. Quindi bisogna saper prima “leggere” chi si ha di fronte e poi agire di conseguenza cercando le parole più adatte, la giusta intonazione della voce. D’altra parte la comunicazione non è solo verbale ma è anche soprattutto non verbale, cioè fatta di gesti, di sguardi, di distanze, di contatti visivi. Dobbiamo sempre cercare di essere coerenti e non creare confusione: gesto e parole devono dire sempre la stessa cosa. Le spiegazioni poi dovrebbero essere sintetiche, semplici ed adeguate agli individui a cui si rivolgono. Si possono coinvolgere gli allievi anche facendo loro porgere domande o proporre soluzioni o varianti agli esercizi proposti. Ogni istruttore, in sostanza, dovrebbe conoscere il metodo migliore per trasmettere con semplicità il proprio sapere e farlo apprendere stabilmente.

Perchè il 4-4-2 è il miglior modulo!

October 30, 2007 by Maurizio Pinti · Leave a Comment 

  Si discute spesso su quale sia il modulo migliore che una squadra debba applicare…… ma ci siamo mai chiesti se siamo davvero informati sulle varie tipologie tattiche per disporre la squadra in campo?
Si pensi a quanto è stato scritto e detto sull’opportunità di scegliere un modulo: 4-4-2, 3-4-3, 3- 4-1-2, 3-5-2.
È meglio uno o l’altro? Si adatta questo o quello? Tante domande alle quali bisogna cominciare a dare delle risposte il più razionali possibili.
Io sono fortemente convinto che una svolta decisiva nel cambiare la mentalità ed aprire nuovi orizzonti tattici in paesi come l’Italia dove si giocava e si adottavano moduli e marcature rigorosamente ad uomo, si ebbe nel 1974 quando esplose il fenomeno Olanda che rivoluzionò il modo di interpretare il calcio.I principi del calcio totale erano semplici e contemporaneamente rivoluzionari:  1)Pressing a tutto campo
2) Intercambiabilità dei ruoli
3) Marcatura a zona per tutto il campo 
4) Squadra corta per favorire gli inserimenti offensivi e i ripiegamenti difensivi
5) Portiere che svolge il ruolo di libero
6) Frequenti inserimenti dei centrocampisti e dei difensori nelle azioni offensive

La principale conseguenza del modello olandese fu la scomparsa del calciatore specializzato, prediligendo un calciatore veloce e resistente, capace di spostarsi rapidamente nelle varie zone del campo e di adattarsi a svolgere tutti i ruoli.
Ai giorni nostri sempre più allenatori  inventano schemi ed allenano in modo diverso, ed è certo, che l’influenza dei moduli sopracitati abbia un peso notevole sugli schieramenti delle squadre attuali ma, fondamentalmente, cosa hanno tutti in comune?
Semplice, tutti questi schemi sono discendenti diretti del 4-4-2 e del calcio totale olandese.
Allora anch’io che ho sempre prediletto un modulo con tre difensori nelle mie esperienze da allenatore, mi sono posto alcuni quesiti che mi hanno portato ad effettuare alcune modifiche nelle mie scelte tattiche  soprattutto perchè mi sono reso conto che nelle categorie giovanili quanto offre il 4-4-2 come fase difensiva e come occupazione omogenea degli spazi del campo specialmente nella fase di non possesso palla, non lo offre nessun sistema di giuoco.Sicuramente avere una squadra propensa alle fase offensiva schierando una difesa a tre con cinque centrocampisti o tre punte e così via almeno sulla carta è sintomo di spettacolarità ma mio caro GIACOMO è vero che nel calcio per vincere bisogna come dici tu fare GOOOOOOOLLLLLLLLL ma non dimentichiamoci che bisogna anche non prendere GOOOLLLLLLL e come possono 3 difensori (di cui uno arretrato) occupare meglio e più spazio di 4 difensori?E tra l’altro una delle conseguenze della disposizione con 3 difensori impone alla squadra l’obbligo di avere un solo esterno per fascia con determinate caratteristiche:
• buona interdizione soprattutto quando fa il “terzino”;
• buona velocità per le azioni di contropiede e per guadagnare profondità;
• grande capacità di dribbling in prossimità dell’area avversaria;
• gran tiro per quando entra in area;
• gran capacità di crossare per quando arriva sul fondo del campo avversario.

Veramente c’è qualcuno che crede possa esistere ai nostri livelli un giocatore con capacità condizionali e tecniche tutte così evolute?
Difficile molto difficile, spesso questo ruolo da esterno nelle categorie in cui noi operiamo, è ricoperto da difensori laterali “riciclati” che fanno bene la fase di non possesso palla ma spesso non sono brillanti in fase di proposta commettendo grossolani errori di tecnica individuale .
Sbagliano molto perché gli viene chiesto molto sotto il profilo energetico e se si vuole salvaguardare lo spettacolo, l’efficacia e la pulizia del gesto, non si possono creare queste situazioni.
Potremmo continuare la nostra analisi affermando che davanti ai 3 difensori ci sono quasi sempre due centrocampisti centrali di “quantità” o interditori decisi che hanno essenzialmente due funzioni:
 1)      filtrare centralmente le azioni avversarie;2)      proteggere e supportare il trequartista centralmente.
QUINDI il nocciolo della questione lo abbiamo raggiunto: questo squilibrio di squadra nasce per dare libertà al numero 10 e siamo proprio sicuri che tutto questo sia positivo  per esaltare le qualità tecnico tattiche del nostro n 10?
Senza avventurarci in altre analisi tattiche  che possono sicuramente non trovare consensi io credo che 4-4-2 e meglio perché vengono meglio esaltate le caratteristiche tecnico tattiche dell’individuo ma soprattutto la ricerca della spettacolarità o meglio della fase offensiva  a tutti i costi, è assolutamente condizionata dalle caratteristiche dei giocatori che un allenatore ha a disposizione.

Perchè andare controcorrente…

October 26, 2007 by Giacomo Bruscagin · 1 Comment 

Nella mia vita mi sono trovato spesso ad andare controcorrente. E’ faticoso andare controcorrente. Significa essere  la nota stonata  di un coro. Questa è l’epoca dei Trapattoniani. E’  l’epoca in cui, un pareggio fuori casa, senza aver mai tirato contro la porta avversaria è oro. Le squadre pensano soprattutto a non prenderle. L’organizzazione difensiva è la fase dove tutti si allenano di più. Io vado controcorrente. Io penso che il gioco del calcio è veramente un gioco. Qual’è la cosa che ti fa divertire di più  in questo gioco?  L’AZIONEEEEEEEEEDAGOOOOOOOOOOLLLLLLL!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Per questo penso che giocare a calcio è sinonimo di giocare per fare gol, con tutti i rischi annessi. Dove sono finiti gli Arrigo Sacchi e i Zednek Zeman ? Perchè non si vedono più le partite da “tripla”????? Allenatori torniamo a divertire e a divertirci con questo sport. Una partita che finisce 4 a 3 è sicuramente più bella ed emozionante di una che finesce 0 a 0. Allenare sui movimenti offensivi è molto  stimolante. Allenare una squadra a vincere (a provarci quanto meno) ti fa vedere il calcio da un altro punto di vista. Psicologicamente il lavoro del mister “offensivo” è più delicato, impegnativo con più incognite ma almeno il dopo partita non lo passerete a pensare a come avete preso l’unico gol che vi ha sconfitti. Si continuerò ad andare controcorrente fino a quando (speriamo presto) incontrerò altri allenatori che la penseranno come me. Se pensate che essere offensivi vi fa avere meno punti in classifica alla fine del campionato  è un errore. L’ unica cosa di questo sport che non cambierà mai è la componente fortuna che assiste chi vuole lei. Perdere non piace a nessuno ma il difendersi non aiuta in maniera scientifica ad escludere questa eventualità. Andare controcorrente è portare avanti un’idea , non da tutti condivisibile, che ancora mi dà quell’emozione che mi fa amare questo sport.

L’istruttore di calcio come esempio ‘Positivo’

October 26, 2007 by Lorenzo Geluardi · Leave a Comment 

Tra le molteplici responsabilità dell’istruttore di scuola calcio c’è, forse sopra tutte, quella di assumere sempre e comunque un atteggiamento giusto, pacato, educato ed esemplare. L’istruttore è sempre sotto l’attenta osservazione, e quindi il giudizio, in primis dei suoi allievi, ma anche dei genitori “attaccati alla rete” che seguono gli allenamenti, dei responsabili della società, del pubblico che segue le partite. Il ruolo che egli ricopre è importantissimo: deve essere contemporaneamente istruttore, educatore e confidente (in modo particolare nel periodo dell’adolescenza). Egli dovrebbe essere prima un esperto di problemi di bambini e adolescenti e poi un buon tecnico. Ogni istruttore dovrebbe trasmettere ai propri allievi valori morali quali: amicizia, collaborazione, solidarietà, rispetto e lealtà. Il primo obiettivo è quindi, attraverso il calcio, quello di cercare prima di formare un “piccolo uomo”, facendolo partecipare alla vita del gruppo, educandolo alla civile convivenza con i compagni, facendogli capire il concetto di “squadra”, che si vince e si perde tutti, che si corre e si suda tutti insieme. A livello di scuola calcio, secondo me non esistono forti e deboli: devono giocare tutti, sono tutti uguali e vengono tutti al campo per imparare, perché non si finisce mai di imparare ed ogni seduta di allenamento è un’esperienza nuova anche per me. L’istruttore deve sempre riuscire a trovare la giusta soluzione ad ogni episodio, calcistico e non, sia a favore che contro. Tra le prime regole che impartisco ai miei allievi c’è quella del rispetto: bisogna saper rispettare i compagni, gli avversari e, in partita, l’arbitro in particolar modo. Rispettare i compagni significa incoraggiarli, aiutarli e non riprenderli o insultarli per un loro errore. Rispettare gli avversari significa non commettere gravi scorrettezze, non insultare e non deriderli in caso di vittoria.  Rispettare l’arbitro significa accettare con serenità le sue decisioni poichè tutti possiamo sbagliare. Credo che le proteste servano a poco, in quanto una volta presa una decisione un arbitro non tornerà mai indietro. Personalmente accetto ogni decisione dei direttori di gara ed evito plateali proteste, semmai chiedo, molto pacatamente a fine gara, delucidazioni in  merito a episodi particolari anche se spiego ai miei allievi che ogni partita finisce al 90° ovvero che è inutile recriminare sugli episodi.

La duplice funzione della settimana di ’scarico’.

October 25, 2007 by Francesco Vallone · Leave a Comment 

Credo che la difficoltà maggiore per un allenatore dilettante sia quella di riuscire a conciliare l’aspetto atletico con le ambizioni tecnico-tattiche cercando di bilanciare nel miglior modo possibile le due sfere senza che una prevalga sull’altra. In un team che qualcuno considera ancora settore giovanile e qualcun altro crede sia già pronto per sostenere gli sforzi di una prima squadra credo sia importantissimo definire i ‘tempi’ degli sforzi in base alla segmentazione dei carichi di lavoro nel macro, meso e microciclo. Ho constatato in questo contesto l’importanza del riposo, ovvero il momento in cui non viene più richiesta la massima concentazione alla squadra, si lascia che i ragazzi provino e sperimentano soluzioni personali e procedano ad una autogestione sotto qualsiasi aspetto, praticamente si conceda lo ’scarico’ psicofisico. Solitamento la settimana di scarico preferisco inserirla dopo un intervallo di 3/6 settimane a seconda del momento che sta attraversando la squadra e la percezione che personalmente rilevo dai comportamenti del gruppo. L’aspetto che più mi soprende sulla questione è che la fine della settimana ‘autogestita’ è dettata dal gruppo. Se il team è abituato a lavorare in maniera professionale ed è portato a condividere determinati obiettivi, dopo 2 max 3 allenamenti, comincia a non rispecchiarsi più in un regimi semi-anarchico ed a pretendere da parte del tecnico un ritorno alla professionalità ed al lavoro. Il quarto allenamento se non si percepiscono i segnali del gruppo diventa pienamente controproducente al gruppo e cominciano a nascere piccole diatribe comportamentali anche tra gli elementi più affini caratterialmente. Il paradosso consiste nel fatto che non concedere ‘mai’ un momento di svago nell’arco dell’intera stagione porterà i medesimi risultati

Vincere nella fase di Non Possesso.

October 24, 2007 by Simone Pepi · Leave a Comment 

E’ meglio avere giocatori protagonisti o rendere protagonisti i giocatori? Una domanda che mi rivolgo ogni lunedì all’inizio della seduta atletica che prepara la settimana e la partita del sabato. Sembra una domanda strana ma se gli diamo attenzione si può leggere in una diversa ottica “Giocatore intelligente o Giocatore ubbidiente?” . Personalmente mi trovo dentro questo dilemma continuamente, perché vorrei poter giocare un campionato con la facilità di contare su uomini selezionati e capaci di poter eseguire le mie varie richieste tattiche. Ma alla fine il divertimento di questo sport dov’è? Sono sempre stato un nostalgico dei grandi eroi del calcio del passato e questo mi ha portato ha scegliere un impostazione tattica che cerca di sfornare ragazzi sicuri dei propri mezzi e capaci di interpretare le varie situazioni sfruttando le proprie doti tecniche. Giusto? Sbagliato? Non saprei dire, ma certo sono sicuro che se il giocatore non si sente libero non può esprimere le proprie potenzialità. Se il ragazzo non ha la facoltà di scegliere assumendosi le proprie responsabilità non potrà tirare fuori il meglio di se. Ed ecco che arriva il mio lavoro fondamentale per questa mia filosofia. La fase di Non Possesso per me è come la Bibbia tant’è vero che il profeta di questo Marcello Lippi ha vinto un Mondiale non permettendo agli avversari di giocare. Fatta questa premessa, arrivo subito all’impostazione della mia fase di Non Possesso. Non mi sento di parlare di modulo perché i numeri alla fine non contano però per dare l’idea scrivo 4-5-1. Partiamo dal presupposto che ci troviamo con 4 centrocampisti e la punta che stanno interagendo secondo alcuni movimenti per creare una situazione offensiva non andata a buon fine perdendo il possesso palla. Che cosa dobbiamo fare? Istintivamente verrebbe da affrontare immediatamente il portatore di palla e cercare la riconquista della sfera. DOMANDA:  E se il contropiedista si aspetta questo? Sicuramente con i grandi spazi che si creano potrebbe cercare un dribbling, magari vincente e creare una maggiore superiorità numerica. E Allora? La difesa anziché affrontare gli avversari scappa verso la propria area e nel momento in cui il portatore di palla arriva al limite della ¾, ecco che a seconda della zona del pallone il difensore esce dalla linea difensiva in temporeggiamento per quella parte di campo di riferimento, senza rischiare di subire il dribbling permettendo ai centrocampisti di recuperare le posizioni e di affiancare la difesa nei raddoppi di marcatura per il recupero del pallone. Concettualmente è molto semplice ma è importante calcolare i tempi studiare l’avversario nei primi minuti per vedere le potenzialità avversarie ( tiri dalla distanza di 23-24mt, velocità delle ripartenze, forza fisica, cm in superiorità, ecc.). Questo piccolo esempio riportato è una frammento  su come ho impostato il mio modo di affrontare una fase di non possesso, banale forse per alcuni grandi del calcio ma importante per una categoria la quale non deve mai lasciare nulla al caso, perché il dettaglio ci distingue dai nostri avversari e soprattutto l’organizzazione del pacchetto difensivo . Noi affrontiamo il campionato sempre con molte incognite sui nostri avversari, allora mi domando e vi chiedo, non è meglio ragionare senza mezzi termini lasciando i ragazzi liberi di cercare il loro trionfo e accompagnarli con piccoli interventi nello  sviluppo delle loro potenzialità ai fini del collettivo e dell’individuale? Non so se questa filosofia venga condivisa ma intanto “noi non prendiamo goal con una fase di Non Possesso studiata al dettaglio, poi i ragazzi sotto alcune semplici indicazioni (schemi offensivi di base)  costruiscono la loro vittoria con iniziative, interpretazioni senza trascurare la base di questo sport: siamo una squadra e vinciamo insieme”.

Giusto iniziare ad insegnare con il modulo 4-4-2 ?

October 23, 2007 by Francesco Vallone · 2 Comments 

Mi sono sempre chiesto quale fosse il motivo per il quale ogni allenatore del settore giovanile improntasse inizialmente il gioco della propria squadra schierando i bambini a disposizione con il classico 4-4-2. Premetto che non abbia una simpatia personale per tale modulo, dovuto più che altro alle noiose esercitazioni tattiche (scala, diagonale, chiudi, allargati, stringi…) nelle quali quando ero bambino, si divertiva soltanto l’istruttore, ma credo che sia un modulo strausato semplicemente perchè i tecnici, ieri come oggi, non siano in grado di lavorare su ulteriori moduli e ciò non è dovuto alle difficoltà dei bambini ad apprenderli. Incapacità dell’allenatore e non del bambino dunque. Qualcuno va a motivare tale scelta sostenendo che si abbia una maggiore occupazione dello spazio del campo…ditelo a Zeman! Con queste modalità credo che invece ci si eserciti ad un gioco di squadra che occupa si il maggiore spazio, ma in fase difensiva! Sarò più chiaro: se due formazioni schierano il 4-4-2 troviamo le difese sempre in superiorità rispetto l’attacco (4 giocatori difensivi contro 2 offensivi) con i due centrocampo che si vanno ad equiparare (4 giocatori contro 4), i conti non tornano, c’è un’occupazione dello spazio migliore in 1/3 del campo, ovvero la difesa, nel settore centrale avrò la stessa occupazione dello spazio dell’avversario mentre in attacco sarò addirittura in inferiorità di 2 elementi! Qualche genio risponderà a questa provocazione citando:”beh ma poi ci sono i movimenti”, certo ci sono i movimenti ma a meno che non si alleni entrambe le squadre che giocano contro si deduce che ci saranno movimenti di 22 giocatori e non di 11. Qualche altro genio starà pensando:”beh, ma si sà…vince chi corre di più″, benissimo, allora facciamo una squadra di atletica ed aggiudichiamoci il campionato. Scherziamoci pure su, ma la situazione è delicata, la vertià è che l’allenatore ha paura di fare una figuraccia, ed è per questo che mira a difendersi dimenticando la prima regola del gioco del calcio, ovvero ‘chi fa più goal vince’. Spostate l’attenzione sul bambino, che deve imparare a giocare a calcio e quindi a rispettare le regole e dunque a fare goal, sempre più goal dell’avversario. Perchè non si insegna al bambino il 4-3-3, il 4-2-4, il 3-4-3 dove c’è una superiorità spaziale in attacco? Perchè iniziare dalla fine? L’emozione che suscita il fare un goal per un bambino non è equiparabile a nessun intervento provvidenziale sulla linea della propria porta. E’ evidente che allenando al contrario, oggi possiamo far perdere l’entusiasmo ad un bambino, domani il nostro, quando non andremo allo stadio perchè lo spettacolo non è divertente.

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