Attacco in zona cieca e difesa in sicurezza
March 18, 2010 by Francesco Vallone · Leave a Comment
Attacco in zona cieca e difesa in sicurezza
E’ una partita a tutti gli effetti in cui schieriamo un 6vs4 dove ci sono da una parte i 4 difensori e dall’altra i 4 centrocampisti con le due punte. Naturalmente il tutto è adattabile al modulo tattico che utilizziamo. La difesa ogni qual volta recupera il pallone dovrà lanciarlo con un massimo di 3 passaggi consecutivi, all’interno di una delle due porticine laterali. Al contrario la squadra in superiorità dovrà andare a fare goal in due modalità: calciando da fuori area (vedi i conetti) oppure con uno scambio veloce per zona cieca, nella quale i difensore non possono accedere
6 Minuti
Esercitazione tecnica per la conduzione orientata
January 29, 2010 by Francesco Vallone · Leave a Comment
Esercitazione tecnica per la conduzione orientata
Facciamo svolgere a gruppi divisi per 3 giocatori in fila indiana (il primo senza pallone, secondo e terzo con il pallone), una esercitazione per la conduzione orientata del pallone. Disponiamo 4 file di cinesini in 40 mt di campo distanti tra loro circa 10 mt e chiediamo ai capo fila di correre solo in linea retta tra i cinesini, ovvero è vietato andare nelle diagonali tra i cinesini. In questo modo i giocatori dovranno stare attenti a non scontroarsi con le altre file, cambiando percorso quando un altro gruppo è in avvicinamento e tenendo sempre lo sguardo alto e l’attenzione al massimo
4×1 MINUTO
Partita di marcamento e smarcamento, un aiuto dal basket
January 20, 2010 by Francesco Vallone · Leave a Comment
Partita di marcamento e smarcamento, un aiuto dal basket
Cerchiamo di andare in soccorso del calcio con alcuni movimenti ed impostazioni proprie del basket. Facciamo disputare una partita ‘vera’ di basket al nostro team contro una squadra avversaria sotto età che gioca a basket. Chiediamo alla nostra squadra di attenerci alle impostazioni del basket, ovvero temporeggiamento, uso delle braccia larghe in caso di marcamento e, in caso di possesso palla lo smarcamento veloce. Per facilitare il gioco chiediamo prima il marcamento ad un unico avversario prestabilito, successivamento chiediamo lo scivolamento delle marcature in base alla posizione che il giocatore più vicino alla palla sta occupando in quel momento
SIAMO PROPRIO SICURI CHE LA COLPA SIA DEL MODULO???
May 13, 2009 by Domenico · 2 Comments
Mercoledì 13 Maggio by Domenico Zimbile
Leggendo i vari articoli del sito mi sono soffermato su quelli molto interessanti che riguardavano se è il modulo 4-4-2 sia o non sia il modulo più adatto per iniziare a insegnare calcio.
Per quanto mi riguarda, come hanno già detto altre persone nel sito credo che un allenatore non debba avere un modulo STANDARD, al massimo un modulo preferito (tutti noi ne preferiamo uno piuttosto che un’ altro, però che non diventi un ossessione! )Per ossessione intendo adattare i nostri giocatori che hanno caratteristiche diverse, in quei ruoli che ci sono rimasti scoperti per applicare il NOSTRO modulo!
Quindi è l’allenatore che deve mettersi al servizio della squadra, valutare tutti i propri giocatori e poi scegliere il modulo che più è congeniale a quella squadra (pensate che il Barcellona di Eto’o , Messi ed Henry giocherebbe a 3 in attacco se avesse uno solo di questi tre campioni???), in quel periodo dell’anno, o più semplicemente in quella partita (visto che potrebbero mancare dei giocatori fondamentali per portare avanti un tipo di modulo e quindi non poter schierare tutte le domeniche lo stesso tipo.)
Soprattutto mi sono convinto che non è il modulo a fare la differenza quando ho visto giocare molte squadre con i moduli più disparati (4-4-2; 4-2-3-1; 4-3-3; 4-3-2-1;ecc..)SEMPRE NELLO STESSO MODO!!!cioè: lancio del libero (staccato di 15 metri) a scavalcare il centrocampo, sulla punta che ha due soluzioni; o fare tutto da solo e andare in goal (e ce ne sono pochi in tutte le categorie) o cercare di prendere fallo a centrocampo per poi “buttare” la palla dentro l’area e cercare di fare goal solo da palle inattive.
Quindi per concludere qualsiasi sia il vostro “credo calcistico” e il vostro modulo, cerchiamo di insegnare a giocare la palla “a tera” come dice il buon vecchio Mazzone, a far circolare la palla in maniera veloce, a giocare sulla fasce con sovrapposizioni dei terzini (che non devono servire solo per le diagonali difensive), a far inserire i centrocampisti,insomma ad attaccare e come dice Mister Vallone chi fa un goal in più vince!!!Non dobbiamo avere paura di cercare il bel gioco, tanto a fine anno uno solo sarà il vincitore del campionato; e se non saremmo stati noi a vincerlo almeno avremmo divertito con il nostro gioco “diverso” rispetto alla MASSA!CHE SODDISFAZIONE!
Allenamento di calcio: la difesa a 3 oppure a 4 su 3 linee
February 25, 2009 by Francesco Vallone · Leave a Comment
Bellissima esercitazione che può essere utilizzata per allenare la difesa a 3 giocatori o la difesa a 4 su 3 linee. Diversi giocatori si trovano all’esterno di un cerchio ed hanno l’obiettivo di far girare palla fino a che non trovano lo spazio giusto per fare goal all’interno di una delle 6 porticine (dalla A alla F) difese da altri 4 giocatori. Questi dovranno spostarsi come in modalità partita, ovvero il più vicino al pallone uscirà su chi ha la sfera gli altri 2 chiuderanno il triangolo alle sue spalle mentre l’ultimo si andrà a posizionare nella parte opposta per ovviare alla possibilità di cambio gioco (zona cieca in partita…) e farsi trovare pronto a difendere le porte dell’altra estremità. I giocatori esterni dovranno cercare il varco giusto e impareranno a girare palla velocemente per riuscire a concludere senza avversari davanti.
Preparazione Precampionato Categoria Allievi (contributi)
August 11, 2008 by Francesco Vallone · 1 Comment
Inizia piano piano la stagione per le squadre partecipanti ai prossimi campionati FIGC ed in coda alle prime squadre si inizieranno ad aggregare anche i ragazzi del settore giovanile dalla Primavera via via discorrendo fino alla scuola calcio. C’è chi ha prediletto l’inizio della preparazione atletica dopo la sosta di Ferragosto (lunedi 18 Agosto per intenderci) e chi invece (la maggioranza) ha optato per un inizio più comodo (25 Agosto) dato che si avranno comunque tra le 5 e le 7 settimane per ‘preparare’ i ragazzi per affrontare al meglio l’annata calcistica 2008/2009.
La metodologia di ‘preparazione’ varia da allenatore ad allenatore, preparatore a preparatore e società a società, ma al di la di tutto il fine resta sempre lo stesso: garantire una crescita fisica, tecnica, tattica e psicologica (forse l’ordine andrebbe capovoloto per importanza) alle risorse che i vengono affidate. Buono, discreto o insufficiente che sia il gruppo che ci ritroveremo, bisognerebbe partire tutti dalla stessa base, ovvero ogni allenatore dal primo giorno avrà il dovere di mettere a disposizione di ogni singolo tutte le proprie competenze cercando di sbagliare il meno possibile almeno sui dettami del codice sportivo. Avvalersi delle esperienze altrui ed essere in continuo aggiornamento sotto qualsiasi aspetto permette di limare qualsiasi danno il più possibile e magari evitare una parte delle critiche (che comunque arriveranno).
Il gruppo disomogeneo:”deboli” e “forti”
June 11, 2008 by Lorenzo Geluardi · 3 Comments
Allenando un gruppo disomogeneo, come spesso capita a tutti noi istruttori che operiamo nelle scuole calcio dove non si fa selezione, si ha a che fare con bambini di diverso livello calcistico. Quello che voglio sottoporre al vostro giudizio è il sempre discusso argomento: giocando insieme “deboli” e “forti”, chi trae vantaggi e chi eventuali svantaggi? O meglio: sono maggiori i benefici per il bambino meno evoluto calcisticamente o il calciatore in erba più forte regredisce le proprie qualità? A mio modesto parere giocando con bambini più bravi si impara, si cerca di “rubare” con gli occhi, partendo dal principio dell’emulazione. Il bambino meno dotato è spinto infatti a migliorarsi proprio perché vede nel compagno l’esempio reale da imitare e raggiungere. Nella storia del calcio, anche a livello di prime squadre e di calcio d’elite, è stato sempre così. Possiamo citare, nel passato, l’esempio di Fernando De Napoli arrivato a Napoli con un bagaglio tecnico non proprio esaltante che allenandosi e giocando con un certo Diego Armando Maradona si è arricchito migliorando nettamente anche sotto il profilo strettamente tecnico. Restando invece ai giorni nostri, tutti amiamo giocatori come Rino Gattuso, un gladiatore in campo considerato ingiustamente uno “con i piedi scarsi”. Forse lo era all’inizio della sua avventura rossonera, ma oggi, dopo anni passati accanto a gente del calibro di Seedorf o Kakà, anche i suoi piedi sembrano decisamente addomesticati tecnicamente. E’ chiaro che il giocatore, o allievo di scuola calcio, più bravo dovrà essere intelligente, umile e desideroso di mettersi a disposizione dei compagni non chiudendo in se stesso magari il segreto di una finta o di un tiro fatto in un certo modo. Probabilmente questi giocando solo con i più deboli non migliorerà, ma per sua fortuna troverà sulla sua strada calcistica qualcun altro più forte di lui e ugualmente con il tempo accrescerà la sua creatività e la sua fantasia mirando a provare sempre nuovi numeri, cercando sempre nuove sfide con gli altri ma soprattutto con se stesso.
MASSIMO DE PAOLI ‘REPORT STAGE 2° INCONTRO’
May 21, 2008 by Francesco Vallone · 1 Comment
Il tecnico dell’Inter nella seconda parte dello stage ha continuato il filone logico del lavoro sullo spazio e sul tempo di esecuzione nell diverse fasi di gioco. Partendo naturalmente dal discorso percettivo ha proposto e corretto delle esercitazioni per migliorare l’intesa e la ‘confidenza’ tra i diversi reparti e tra tutti i giocatori del team. Nella prima figura campo A, abbiamo una circolazione della palla che deve essere molto veloce per riuscire a superare con un passaggio rasoterra la linea a 4 giocatori della zona neutra e farla pervenire ai 4 giocatori dalla parte opposta che svolgeranno lo stesso esercizio. Vincerà la squadra che riuscirà a realizzare il maggior numero di filtranti nei ‘cancelli’ aperti. Nella prima figura ‘campo B’ si lavora sul tempo di esecuzione dei gesti tecnici con svariate possibilità di esercitazione. Sarà importante stabilire dei suoni o parole chiave per fare in modo che ci sia un affidabile sincronia tra le linee. Nella figura di destra abbiamo invece una esercitazione possibile da due o + giocatori: la linea di centrocampo rappresenta la linea di difesa (e quindi di fuorigioco). Un giocatore parte con il pallone, il compagno senza palla chiede un passaggio sul corto ed effettua una mezzaluna in ampiezza (suggerendo il passaggio sul lungo) per poi tagliare in profondità e ricevere il pallone all’altezza del conetto di partenza. Essenziale che il passaggio venga effettuato prima che l’attaccante superi la linea di fuorigioco.
Riporto la mia personale interpretazione della giornata di stage.
Report Stage Acqua Acetosa
May 13, 2008 by Francesco Vallone · Leave a Comment
Il tecnico dei Giovanissimi Nazionali dell’Inter, Massimo De Paoli, nonchè collaboratore della rivista ‘Il Nuovo Calcio’ ha espresso in 3 ore e 1/2 una parte delle sue metodologie di allenamento, evidenziando quelle strategie applicate al calcio, più consone a stimolare una crescita intuitiva/percettiva completamente autonoma per ogni giocatore. Partendo dal significato fondamentale che oggi assume la comunicazione, completamente rovesciato rispetto a qualche tempo neanche troppo lontano, il tecnico bresciano ha catalizzato l’attenzione del folto gruppo di allenatori presenti illustrando ed esemplificando i concetti dei suoi studi attraverso movimenti concepiti per ‘accompagnare’ ogni singolo individuo della squadra all’obiettivo finale, ovvero fare gol. Tralasciando i fondamentali concetti di omologia, caos sociale e struttura organizzata, che restano comunque concetti gelosamente custoditi dai presenti, l’allenatore dell’Inter è partito da una struttura semplice dalla quale è possibile costruire un allenamento ‘a misura’ per ogni esigenza di qualsiasi allenatore, che alleni in serie A o al campetto dell’oratorio. I concetti emersi e riportati in figura riguardano la ricerca nello spazio, nei giusti tempi, con movimenti sincronici tra gli atleti. Il ‘cancello’ assume un ruolo fondamentale, ovvero, si definisce ‘cancello’ lo spazio creato tra 2 o più avversari, ovvero il punto ‘debole’, ‘non coperto’ da parte della squadra che sto affrontando. Nell’esempio abbiamo un 3vs3 dove l’attaccante centrale porta palla e viene attaccato dal difensore che esce dalla propria linea difensiva (campo A), quando si fa uscire il difensore, il portatore di palla scarica il pallone su un esterno che adesso ha il ‘cancello’ aperto. Nel cancello opposto dovrà essere lesto a subentrare il terzo giocatore dalla parte opposta dopo aver compiuto un contromovimento in ampiezza per prendere il tempo al rispettivo marcatore(campo B).
Da questa semplice situazione De Paoli ha voluto impostare una strategia di allenamento che ha coinvolto il movimento delle 2 punte e dei 2 centrocampisti centrali. Parte centrale dell’esercitazione è stata incentrata sul movimento in ampiezza da parti opposte delle due punte centrali e l’eventuale inserimento del centrocampista centrale che sfrutta il cancello creatosi. Anche in questi movimenti il linguaggio assume un ruolo fondamentale.
Fonte: Riporto la mia interpretazione personale riguardo lo stage tenuto da Massimo De Paoli il 12-05-08.
MASTER VARIAZIONE DATE
April 14, 2008 by Francesco Vallone · Leave a Comment
ALLENATORI e GENITORI
April 14, 2008 by Maurizio Pinti · 1 Comment
Qualche sera fa, mentre ero intento a svolgere la mia seduta di allenamento con la mia squadra di Allievi, ho assistito ad un episodio increscioso, dove mi ha colpito negativamente il comportamento di alcuni genitori che assistevano ad una partita di allenamento dei propri figli che militano nella categoria giovanissimi. Non sto qui a raccontarvi il fatto, ma tornando a casa di li a poco, mi sono chiesto se queste persone sono veramente in grado di capire e sapere quale sia il ruolo dell’allenatore in queste categorie o quale sia il loro vero motivo per cui mandano i loro figli al calcio (sperano tutti che diventino dei grandi campioni con guadagni faraonici? o che svolgano una disciplina sportiva che con le sue regole, li aiuti ad affrontare la vita di tutti i giorni?). Allora mi sono ricordato di un articolo di Nino Bevacqua che ho letto qualche tempo fa e mi è venuta voglia di riproporvelo con la speranza che arrivi fra le mani di alcuni di quei genitori e li faccia riflettere e capire che un allenatore del settore giovanile, prima di tutto è un “educatore”…………….. L’articolo diceva questo:
Problema spinoso quello dell’allenatore-educatore, che deve contemperare l’esigenza tecnica, legata al risultato, alla prestazione, alla richiesta della società, dei genitori, degli atleti all’esigenza educativa: l’imparare cioè a star bene insieme al di là del risultato.
Per questo durante il Corso per educatori sportivi , con numerosi allenatori abbiamo riflettuto su questi quesiti:
• è possibile educare mentre si spiega in campo un gesto tecnico?
• esiste un valore formativo-educativo nella tecnica individuale e di squadra?
• quali potrebbero essere delle idee/strategíe di un allenatore per rendere veramente educativo l’insegnamento di un gesto tecnico?
Il valore dell’allenamento
Il ruolo dell’allenatore, sia esso di settore giovanile o di prima squadra, va oltre l’insegnamento del gesto tecnico, deglì schemi tattici e dell’allenamento muscolare. Allenare è educare, e l’allenatore dovrebbe essere un protagonista attivo di esperienze formative non frustranti dei ragazzi che gli si affidano.
Soprattutto nei settori giovanili c’è bisogno di imparare giocando, in un clima psicologico gratificante e stimolante in cui l’istruttore diventa modello comportamentale da seguire.
In partìcolare, un gioco di squadra racchiude in sé elementi quali:
• la socializzazione;
• la comunicazione;
• un coinvolgimento emotivo particolarmente alto specie durante la gara;
• l’applicazione della componente intellettivo-cognitiva, capace di affrontare e risolvere problemi che frequentemente sì presentano nelle infinite situazioni del gioco;
- la componente motoria che permette un sempre maggiore controllo del movimento assieme all’aumento della prestazione dell’atleta.
Tutto questo permette di formare in modo completo l’uomo, il ragazzo, il
bambino-giocatore che si gioverà anche di tutte le esperienze derivate dalla pratica sportiva per affrontare la vita di tutti i giorni.
Dal gesto tecnico all’educazione
L’apprendimento di un gesto tecnico o di un movimento segue diverse fasi che passano dalla comprensione del movimento, alla rappresentazione mentale, per finire all’attuazione globale con relativa analisi.
Per eseguire un gesto tecnico corretto e per poterlo quindi ripetere occorre che coincidano esattamente la rappresentazione percepita, l’immagine sentita e quella attuata.
Riteniamo l’allenatore-educatore colui che conoscendo i meccanismi di acquisizione del gesto tecnico (efficace, economico, corretto) è in grado di ” immedesimarsi ” nell’animo dei ragazzo, intuirne gli errori ed applicare l’adeguata e ” amorevole ” correzione.
Tutti gli sport possiedono una forte incisività formativa, educativa e socializzante se proposti con giusti criteri psicopedagogici.
Nell’insegnamento di un gioco di squadra, specie quando si ha a che fare per la prima volta con un gruppo di atleti siano essi giovani od adulti, è necessario affrontare l’attività di allenatore con metodo. E’ importante la capacità di osservazione del tecnico per valutare il livello iniziale
dal quale partire per fornire appropriate proposte di lavoro; è difatti basilare che le proposte rispettino le capacità degli atleti.
Esse non devono essere né troppo facili, né troppo impegnative per stimolare ed ottenere la massima attenzione e disponibilità tecnico-mentale.
Per lo stesso motivo si dovranno fissare degli obiettivi quantificabili e forniranno il riferimento oggettivo dell’esito del compito e quindi la valutazione finale. Questo ciclo dovrà poi essere ripetuto per obiettivi più difficili che tengano conto degli apprendimenti acquisiti formando una “catena didattica” nella quale l’ultimo anello sia frutto della corretta e salda coesione di quelli precedenti. Il gesto tecnico, che va acquisito secondo oculate progressioni didattiche, è importante strumento educativo su più versanti:
- psicomotorio, in quanto migliora i vari aspetti di tipo coordinativo;
- cognitivo nell’educare, superando l’egocentrismo, alla progettazione e alla concrefizzazione di attività di gruppo;
- sociale attraverso il miglioramento della comunicazione, soprattutto non verbale, e quindi il rapporto con gli altri.
Al gesto tecnico si arriva attraverso la progressione didattica intesa come movimenti e comportamenti tali che assimilati síngolarmente e poi riuniti tra loro portano all’espressione corretta ed armonica del gesto sportivo.
E’ compito dell’istruttore indirizzare il metodo di lavoro per favorire apprendimenti generali che rappresentano le basi non solo del calcio ma in genere di tutta l’attività fisica.
La preparazione generale assume pertanto maggiore importanza nei primi periodi di attività sportiva; la stessa, oltre a realizzare lo sviluppo organico e muscolare, perfeziona le capacità motorie individuali e stimola l’iniziativa generale.
Il gioco di squadra
I giochi di squadra sono dei validi mezzi di formazione e di educazione e tra i tanti elementi della personalità dell’atleta che essi permettono di sviluppare vi è senza dubbio l’aspetto della comunicazione.
Saper comunicare è un valore molto importante perché in primo luogo favorisce l’aggregazione e la socializzazione, ma serve pure, e specie in un contesto sportivo agonistico, alla organizzazione ed alla collaborazione di individui che assieme devono raggiungere degli obiettivi.
Nei giochi in genere troviamo tutti i tipi di comunicazione, sia quello verbale che quello non verbale e compito dell’allenatore è quello di stimolare tutti quei canali che possono portare ad un miglioramento del rendimento e delle potenzialità di ogni singolo atleta e di conseguenza della squadra.
Dopo un corretto percorso formativo che dovrebbe tener conto di tutti i passaggi presentati, l’atleta dovrebbe imparare a rispettare l’allenatore, i compagni e gli avversari; a comprendere il proprio ruolo ed i propri limiti nel gruppo-squadra; a dare il giusto valore al gioco, ma capire che per farlo bene bisogna rispettare delle regole, mantenere degli impegni e comportarsi con correttezza.
Per questo è necessario, visti i tanti abbandoni sportivi degli ultimi tempi, che l’allenatore, pur nella “scientificità” delle proposte, sappia coinvolgere i giocatori con forme di allenamenti divertenti e coinvolgenti, alla ricerca delle motivazioni personali e di squadra.
Nella speranza di aver contribuito a riflettere insieme sull’argomento, ricordo a quei genitori che il calcio è un gioco di squadra e se loro la smettessero di essere tifosi esclusivamente dei loro figli, forse e dico forse questo sport “il più bello del mondo” lo sarebbe ancor di più e magari nel futuro, non si ritroveranno in casa un campione di questo sport, ma un campione di vita!!!!!
MASTER
March 26, 2008 by Francesco Vallone · Leave a Comment
MASTER IN TATTICA E STRATEGIA CALCISTICA
March 13, 2008 by Francesco Vallone · Leave a Comment
La Libertas Roma, ente di promozione sportiva, organizza 2 incontri a Roma, c/o il Centro Sportivo dell’Acquacetosa dedicati al tema ‘PER UNA DIDATTICA DEI MOVIMENTI SENZA PALLA NELLE 2 FASI DI GIOCO’Approfondimenti con il docente del Il Nuovo Calcio MASSIMO DE PAOLI
Tecnico F.C. Internazionale
5 E 12 MAGGIO 2008 Il costo dell’iniziativa, per i due incontri, è di 70,00 €
Categoria Pulcini: dal “modulo sciame d’api” alle posizioni in campo
March 12, 2008 by Lorenzo Geluardi · Leave a Comment
Quando si ha a che fare con le prime categorie della Scuola Calcio, risulta evidente a tutti, anche all’occhio dei principianti, quello che io definisco il modulo “sciame d’api”. Questo consiste nell’accentrarsi tutti (portieri esclusi) nella zona della palla, dove si viene a creare una mischia furibonda in cui l’unica soluzione per raggiungere la rete rimane quella di avanzare palla al piede, senza naturalmente cederla a nessuno, puntando la porta avversaria. Tutti gli altri a loro volta proveranno a conquistarsela con iniziative personali, senza un logico movimento ed ecco che si viene a creare “il mischione”. Questa caratteristica si riscontra anche nel primo anno dei Pulcini. Dobbiamo premettere che tipico dei bambini di quest’età è l’egocentrismo, quindi il tenere palla e segnare un gol è la spinta ad essere protagonisti (tant’è vero che nove allievi su dieci vorrebbero giocare in attacco…). Ovviamente, bambini alle prime sperimentazioni, non possono essere a conoscenza dei principi tattici individuali (tab.1) e collettivi (tab. 2) di seguito illustrati.
Riporto una serie di errori grossolani che si compiono abitualmente:
- il possessore di palla guida la palla verso il difensore e non verso lo spazio libero;
- i compagni del possessore di palla si avvicinano alla sfera e non verso lo spazio, agevolando così l’azione del difensore;
- di conseguenza si compie l’entrata precipitosa del difensore verso il possessore di palla invece di mantenere una certa distanza;
- mancanza di profondità degli attaccanti;
- solitamente viene tutto a discapito della mancanza di ampiezza degli eventuali passaggi.
Dobbiamo far capire anzitutto che il calcio, vive di due principi fondamentali:
1) è uno sport di squadra
2) è soggetto a delle regole e ad una determinata organizzazione di gioco.
Per quanto concerne il primo principio bisogna “combattere positivamente” l’egocentrismo di ogni bambino ed insegnare ai propri allievi che ognuno è parte integrante di una “squadra”: per questo motivo la palla va passata ai propri compagni (senza tralasciare l’allenare la fondamentale proprietà dell’uno contro uno, per carità…) anche perchè all’ennesimo dribbling comunque ci sarà tolta e la tua azione risulterà inefficiente. In merito al secondo principio bisogna trasferire nei propri allievi concetti basilari: non bisogna correre tutti dietro la palla ma è più opportuno occupare lo spazio in un certo modo individuando la propria zona di competenza, le posizioni da tenere ed i movimenti in campo. Naturalmente al fine di ottenere una buona conoscenza dei concetti procederemo con gradualità nelle esercitazioni facendo in modo che i nostri allievi possano prima costruire e poi aumentare la propria autostima. Ma come possiamo insegnare tutto questo? Intanto possiamo proporre un classico due contro uno in un’area di 15×20 metri (fig.1), facendo capire così l’importanza di avvalersi di un compagno per superare l’avversario diretto, rispetto all’uno contro uno, magari utilizzando un dai e vai, un dai e taglia o una sovrapposizione diretta. Per insegnare questo all’allievo ‘ innamorato del pallone’, per esempio possiamo far disputare due mini-partite alla fine della seduta di allenamento con la condizione di giocare la palla con al massimo tre tocchi oppure con il gol valido solo se tutti i componenti della squadra hanno toccato palla almeno una volta. Per sviluppare invece l’obiettivo (prevalentemente tattico) dell’ampiezza, possiamo far disputare una partitella con sponde esterne, dove il gol è valido solo se l’ultimo passaggio (assist) proviene dalle fasce laterali (fig.2). Un altro esercizio che persegue il medesimo obiettivo è quello di far giocare una partitella con quattro porte laterali con la condizione di andare a segnare nella porticina opposta a quella che si difende. In questo caso andremo a sviluppare più precisamente il cambio di gioco sul lato debole. (fig.3). Se l’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere invece è quello di far mantenere le posizioni in campo (in questo caso curiamo l’aspetto difensivo) possiamo proporre il seguente esercizio: i tre attaccanti devono portare palla a meta evitando l’intervento dei difensori i quali possono muoversi sui quattro quadrati dell’area di gioco ma difendere sempre solo uno alla volta su ogni quadrato (sempre a “L”). Grazie all’ausilio dei cinesini, possiamo far vedere i movimenti da effettuare a seconda della posizione del pallone, semplificando così la famosa “diagonale”. Il difensore laterale capirà che quando la palla è nella sua zona dovrà uscire in marcatura, mentre gli altri lo copriranno scalando in diagonale; quando invece l’azione si sviluppa sulla fascia opposta a quella di sua competenza, sarà lui a scalare andando a chiudere al centro.
L’importanza di…partecipare
February 7, 2008 by Lorenzo Geluardi · Leave a Comment
A cominciare dalla categoria dei Pulcini, il bambino di otto anni che proviene dalla categoria Piccoli Amici, in cui i confronti avvengono solo sotto forma di manifestazioni comprendenti giochi a confronto, si affaccia per la prima volta ad una partita “vera”. In questo periodo così delicato e particolarmente favorevole all’apprendimento (la cosiddetta “età dell’oro”), non ci stancheremo mai di ripetere l’importanza di far giocare TUTTI i bambini a disposizione di ogni singola squadra, proprio perché è un loro diritto partecipare e divertirsi. All’uopo la Federazione stabilisce che gli incontri debbano comporsi di tre tempi, specificando che tutti gli iscritti alla lista partecipante alla partita stessa debbano giocare almeno un intero tempo dei primi due, con la possibilità di utilizzare il cosiddetto “cambio volante” nella terza frazione di gioco, giocando quindi due terzi della gara. Lo scendere in campo è elemento estremamente importante per la formazione del bambino, anche quelli, come li definisco io, “meno predisposti per l’attività calcistica”. Questi innanzitutto si sentiranno parte integrante della squadra e in qualche modo al pari di tutti i compagni, traendone senza meno un beneficio psicologico che aumenterà sempre più la loro autostima e quindi la loro motivazione intrinseca (cioè quella spinta interiore che sostiene l’impegno in un’attività in cui si traggono delle soddisfazioni da ciò che si fa). Tutto questo innescherà la voglia di apprendere tutti i gesti e le situazioni legate al gioco del calcio, in quanto il bambino diventa consapevole di quanto appreso e di cosa deve fare per migliorare ulteriormente.
Stage all’Acquacetosa (Roma) di Massimo De Paoli
January 30, 2008 by Francesco Vallone · Leave a Comment
Caro collega allenatore ti voglio mettere al corrente che è in corso di organizzazione, per il secondo anno consecutivo, uno stage con il grande tecnico dei giovanissimi nazionali dell’Inter Massimo De Paoli che ci terrà compagnia per i due incontri del 05 e 12 maggio 2008 presso il centro tecnico federale dell’acquacetosa.
Il costo dell’iniziativa è di Euro 70,00.
Presto si avranno i dettagli degli incontri.
Il responsabile è Nunzio Iardino 338.9679987
L’allenatore nel pallone: “quando l’allievo diventa oggetto”
January 9, 2008 by Lorenzo Geluardi · Leave a Comment
Spesso, confrontandomi con i miei “colleghi” e discutendo dei metodi, dei carichi e dei tempi di lavoro concernenti la seduta di allenamento, mi ritorna in mente una frase contenuta nella Guida Tecnica per le Scuole di Calcio: “l’allievo è il soggetto e non l’oggetto del lavoro dell’allenatore”. A volte infatti non riesco a concordare appieno con gli altri istruttori che secondo me non si rendono conto di avere tra le mani pur sempre dei bambini, come sottolineano anche le direttive FIGC. E’ vero che la categoria degli Esordienti è l’apice della piramide dell’attività di base della Scuola Calcio e che abbiamo a che fare con degli undicenni/dodicenni, che si avvicinano più alla categoria immediatamente superiore (Giovanissimi) che ai Pulcini, ma non dobbiamo dimenticarci mai di proporre i vari esercizi sotto forma di gioco. Quest’ultimo, insieme a divertimento, entusiasmo, programmazione, passione e cultura sportiva devono essere gli ingredienti principali della ricetta di ogni mister di tutte le categorie della Scuola Calcio. Per l’esordiente il divertimento rappresenta la componente fondamentale (81,8% degli intervistati), più importante addirittura del “vincere molte partite” (66,9%) come si evince da un sondaggio fatto dalla Federazione. Le esercitazioni tecniche, mutuate dal calcio d’elite, sono estremamente dannose e non a misura del bambino. Quindi, per esempio, stare ore ed ore a tentare di colpire la traversa non è affatto divertente, né stimolante, anche se migliora di sicuro il modo di calciare e la precisione del tiro stesso. Quello che voglio dire è che lo stesso risultato lo si può ottenere anche attraverso esercizi “ad hoc” in forma variata che sollecitano lo stesso tipo di fondamentale e perseguono il medesimo obiettivo. Lo stesso Comunicato Ufficiale n°1 recita: “Ogni bambino ha il diritto a seguire allenamenti adeguati ai suoi ritmi”. A mio modo di vedere, e mi si consenta il gioco di parole, “l’allenamento deve essere allenante e non alienante”. Inoltre queste proposte operative, inadeguate alle reali esigenze del bambino, creano sicuramente aspettative di prestazione, quando invece a quest’età ancora si dovrebbe pensare solamente a giocare per divertirsi, svincolati da tutti quei condizionamenti esterni che possono essere costituiti dal vincere, dal vincere per i genitori, dall’ottenere il risultato a tutti i costi e con tutti i mezzi. Solo attraverso questo passaggio obbligato ci si può poi proiettare nella realtà calcistica dei Giovanissimi, dove gli obiettivi sono il risultato agonistico e la buona performance.

















